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De Luca: vi piace Renzi non vi piace Renzi a me non me ne fotte un cazzo

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Il clientelismo l’arma più antica per vincere il referendum per la riforma costituzionale .

 Vincenzo De Luca indica ai suoi, in maniera consona al suo personaggio, il metodo da seguire e addita ai presenti un fulgido esempio: Franco Alfieri da Agropoli, in provincia di Salerno, già sindaco decaduto perché accusato di corruzione. “Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare”. Risate. Applausi. Tipica pausa deluchiana. Il governatore della Campania riprende: “Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella”. Altri applausi. “Ecco, l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”. Risata generale.

Hotel Ramada, Napoli, tre giorni fa, martedì 15 novembre. De Luca ha riunito trecento amministratori a lui vicini e provenienti da ogni parte della Campania. Il suo è un monologo di 25 minuti irresistibile e allucinante. Oltre la ben nota imitazione di Crozza. Il propellente che lo scatena è questo: “Non ci sono giornalisti e possiamo parlare tra di noi”. In teoria, di fronte ci sono sindaci, assessori, consiglieri, tutti esponenti che, sempre in teoria, dovrebbero tutelare le loro comunità anziché fare campagna elettorale per il Sì. Accanto a De Luca siede Paolo Russo, un suo collaboratore. L’incipit è apocalittico: “Il 4 dicembre ci giochiamo l’Italia, se le cose vanno male l’esito sarà imprevedibile. A me interessa che manteniamo la Campania unita sugli interessi fondamentali”. Ecco quali: “In questo momento abbiamo un’interlocuzione privilegiata con il governo. Poi vi piace Renzi non vi piace Renzi a me non me ne fotte un cazzo”. Applauso. “Noi non abbiamo mai avuto un accidente di niente, né coi governi di centrodestra, né di centrosinistra. Abbiamo fatto una chiacchierata con Renzi. Gli abbiamo chiesto 270 milioni di euro per Bagnoli e ce li ha dati. Altri 50 e ce li ha dati. Mezzo miliardo per la Terra dei fuochi e ha detto sì: lui era terrorizzato per la reazione della Lega ma alla fine ce l’ha dato, nonostante la Ragioneria e De Vincenti. Abbiamo promesse di finanziamenti per Caserta, Pompei, Ercolano, Paestum. Sono arrivati fiumi di soldi: 2 miliardi e 700 milioni per il Patto per la Campania, altri 308 per Napoli, nonostante qualche squinternato (De Magistris, ndr). Ancora 600 milioni per Napoli. Che dobbiamo chiedere di più?”.

Il metodo del pragmatico baratto, la Costituzione in cambio dei soldi, ha quindi bisogno di uno sforzo massiccio: “Dobbiamo mobilitarci, andare tutti porta a porta, per venti giorni non dovete pensare ad altro (si consideri che stiamo parlando sempre di rappresentanti della cosa pubblica, ndr) e contrastare tutti gli argomenti del No, queste puttanate che dicono sul Senato. In America Trump ha vinto col 25 per cento sul 50 per cento dei votanti e in totale ha preso 600mila voti meno della Clinton. Se fosse successo in Italia, apriti cielo: il fascismo, l’autoritarismo. La democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità. Trump col 25 per cento controlla la Camera, il Senato e la Corte costituzionale”.

Per De Luca ogni sindaco o consigliere deve indire riunioni con imprenditori, professionisti: “Per la prima volta qui in Campania useremo i fondi europei anche per gli studi professionali”. Bisogna rivolgersi soprattutto alla sanità privata: “Ci sono 400 laboratori, sono tanti voti”. Spiega, infine, un altro trucco per convincere gli elettori: “Lo so, sono stato demagogico con il piano del lavoro regionale (20 mila posti promessi, ndr) ma ho fatto come Berlusconi quando propose di togliere l’Imu alla prima casa. In campagna elettorale non bisogna fare i conti altrimenti regaliamo il Sud ai Cinque Stelle. Mi ricordo un’altra campagna elettorale. Invitai Bersani”. Pausa. Riprende: “Già è complicato fare una manifestazione con Bersani. Gli dissi: ‘Bersà stamm a sentere, non ci presentiamo parlando di crisi, cassintegrati, non deprimiamoli, sono imprenditori, piuttosto fai queste promesse: abolizione del ticket sanitario e pagamento immediato dei debiti della Pubblica amministrazione’. Lui mi rispose: ‘Ma i conti?’. Sapete come finì? Propose di abbassare l’uso del contante da mille euro a 500. Poi vi meravigliate se l’hanno fatto nuovo nuovo. Ma vaffanculo Bersà. Mi raccomando, mettiamoci al lavoro e non perdiamo tempo col dibattito. Mandatemi fax con numeri realistici dei voti per il Sì. Fate il porta a porta e non pensate ad altro”.

E domani tutti alle 17:00, presso il teatro comunale in via Mazzini. Una location già nota a Renzi, perché dal palco del Parravano lanciò il suo programma da candidato alle primarie del Pd come segretario nazionale. Era il tempo dei comitati «Adesso», del camper che girava l’Italia in lungo e in largo, del programma della «rottamazione». Era l’ottobre di quattro anni fa. Dallo stesso palco sabato Renzi, vestendo i panni del premier inviterà Caserta e la provincia a votare ‘SI’ …ad attenderlo ‘quelli del NO’

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