LA REGGIA COME POLTRONIFICIO, IL CENTRODESTRA COME UNA FAIDA
La Reggia di Caserta, orgoglio nazionale e patrimonio dell’umanità? Illusi. Per la politica locale è ormai una poltrona panoramica, utile a sistemare coordinatori, fedelissimi e portatori sani di tessere. Il nuovo Consiglio di Amministrazione, nominato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli (FdI), è un piccolo catalogo della fauna politica locale: Paolo Santonastaso, Nicolina Virgilio, Marianna Pignata e Raffaele Caterina. E dietro le quinte non è difficile scorgere la mano di Gimmi Cangiano, abituato a muoversi con disinvoltura tra vecchie soubrette , fedeltà variabili e consigli sussurrati.
La miccia esplode con la nomina del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia nel Cda: Versailles versione casertana diventa ufficialmente una succursale di partito. Altro che tutela del patrimonio.
Stefano Graziano insorge: “Giù le mani dalla Reggia”. Traduzione dal politichese: basta usare i monumenti come uffici di collocamento. Qui non si parla di competenze, visione o autonomia, ma di tesseramento e appartenenze, con l’UNESCO relegata al ruolo di spettatore perplesso.
E mentre il centrosinistra attacca, nel centrodestra va in scena la guerra di tutti contro tutti. Forza Italia alza il ponte levatoio: “Mai più interpartitici con Santonastaso”. Sentenza firmata Amelia Forte: o fai politica o fai il consigliere nel Cda. Le due cose insieme non sono più ammesse. Porte sbattute, dialogo azzerato, unità evaporata.
Il colpo di grazia arriva su Nicolina Virgilio: “Ha cambiato così tanti partiti che oggi non so nemmeno quale sia il suo”. Traduzione secca: trasformismo conclamato, identità politica smarrita, navigatore senza bussola.
Morale? La Reggia contesa come un bottino, il centrodestra a pezzi tra Cda, sigle ballerine e regolamenti di conti. I Borbone costruivano palazzi per il potere. Oggi il potere li usa per galleggiare.















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