Caserta la politica continua a dimostrare di essere, più che un mestiere, una faccenda di famiglia. E infatti al centro dell’ennesimo capitolo giudiziario spunta il cognome Esposito: Biagio, ex assessore del Comune, e la figlia Dora, ex consigliera comunale, protagonisti di una mattinata movimentata con i carabinieri che bussano alla porta per una perquisizione domiciliare.
Gli uomini dell’Arma hanno messo mano a smartphone e dispositivi vari, cercando riscontri alle intercettazioni che popolano il terzo filone dell’inchiesta sammaritana sul consigliere regionale Giovanni Zannini, attualmente sospeso dopo il divieto di dimora. Un’inchiesta che, tra accuse di corruzione ed estorsione, somiglia sempre più a una saga a puntate.
La domanda che circola nei corridoi della politica locale è semplice: Dora Esposito è indagata?
Risposta ufficiale: forse sì, forse no. Perché in Italia capita spesso che ti perquisiscano casa anche solo per cercare prove contro qualcun altro. Ma nel dubbio, meglio sequestrare qualche telefono.
Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, i fatti risalgono al periodo prima delle regionali del novembre 2025, quando Zannini venne rieletto con oltre 30mila preferenze. Un consenso che, stando agli inquirenti, avrebbe potuto contare anche su un piccolo “accordo politico-familiare”: sostegno elettorale in cambio di un posto di lavoro per il nipote di Biagio Esposito nelle partecipate pubbliche.
Insomma, la classica filiera del consenso: voti su un lato del tavolo, assunzioni sull’altro.
Ma il capitolo più gustoso riguarda l’ipotesi di estorsione ai danni dell’ex sindaco Carlo Marino. Secondo l’accusa, Biagio Esposito avrebbe agitato lo spettro della crisi politica: se la figlia Dora avesse ritirato il suo voto in consiglio comunale, l’amministrazione sarebbe caduta. Un piccolo dettaglio che, nella politica locale, equivale più o meno a puntare la pistola sul tavolo durante una trattativa.
Per evitare il patatrac, Marino avrebbe accettato alcune richieste. Tra queste la nomina dell’architetto Salvatore Natale nel progetto di riqualificazione dell’ex caserma Pollio, comparsa in scena tramite un bigliettino consegnato dall’allora consigliere Massimo Russo. Un metodo di comunicazione che ricorda più i pizzini siciliani che le procedure amministrative.
Poi sarebbe arrivato il secondo capitolo: la richiesta di far dimettere l’assessore Emiliano Casale. Peccato che Casale si sia dimesso da solo… perché indagato per altre storie di presunti appalti, ma di questo ne VEDRETE E ASCOLTERETE delle belle.
Infine la gestione “informale” dell’asfalto cittadino: segnalazioni sulle strade da rifare, contatti con imprenditori e pressioni sulle ditte per riasfaltare vicoli indicati da cittadini amici. Sempre con la stessa minaccia di fondo: il voto della figlia in Consiglio non è scontato.
Morale della favola: a Caserta la politica continua a muoversi tra preferenze, parenti e asfaltature mirate.
E ora toccherà alla Procura capire se si tratta solo di chiacchiere da intercettazione… o di qualcosa di molto più solido.














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