La predica del frate “rosso”: chi vota per la Lega è un assassino.

Guerriero: ''L’uso dell’altare come tribuna politica, inappropriato. Il rifiuto di accettare il confronto con quanti, alla fine della Messa, avevano cercato il dialogo, fa riflettere.''

Come ogni domenica mattina padre Michele Santoro, del convento francescano di Marcianise, nel Casertano, ha celebrato a Caserta la messa per i numerosi fedeli del territorio, ma il suo sermone, questa volta, non è passato inosservato.

«Assassini», «Rinnegatori della Croce di Cristo», «Via dalla chiesa, non so che farmene di questo tipo di fedeli». Queste le parole del frate’ rosso’ che hanno alimentato una forte polemica politica.

Alcuni ‘fedeli leghisti’, hanno preferito lasciare i banchi e di tornare alle proprie  case.

Alcuni prelati ce l’hanno a morte con la Lega e Matteo Salvini. Non è una novità. Dall’onnipresente don Biancalani all’ex parroco di Lampedusa, passando per chi ha dedicato messe a Carola Rackete, una consistente parte del clero ha infatti dichiarato guerra al Carroccio e al suo segretario. Spesso, peraltro, passando decisamente il segno.

 L’esempio che danno i sacerdoti non sempre sono positivi. E a volte certi possono far vergognare d’essere cattolici. Se spendessero la metà delle loro energie a dar battaglia per una Chiesa più santa, come fanno nei confronti della Politica italiana, forse la Chiesa non sarebbe quel covo di contraddizioni e museo delle cere al quale si è ridotta.

Omelie domenicali, troppo spesso condite da inutile retorica e attacchi politici. Pulpiti utilizzati per giudicare e condannare chi la pensa diversamente, ma misericordiosi e tolleranti quando si tratta di immigrazione dalla quale, taluni, fanno affari.

Aveva ragione San Pio X quando affermava che “un Sacerdote che non è santo non solo è inutile, ma dannoso per la Chiesa”.

Guerriero è basito e sulla vicenda dichiara : Cari sacerdoti, parlateci di Dio anziché di politica. L’uso dell’altare come tribuna politica senza possibilità di dibattito è da ascrivere non solo ad un improprio uso della celebrazione religiosa ma anche ad un modo di operare ben poco democratico, aggravato  dal rifiuto di accettare il confronto con quanti, alla fine della Messa, hanno cercato il dialogo.’