Newsletter

Resta aggiornato su tutte le ultime news, gli eventi e le attività di Caserta Kest'è

Ultimi articoli

MA.CRI.CO. E LA RETORICA DELLA BONTÀ: QUANDO L’AMBIENTE DIVENTA ANCHE UNA LEVA DI CONSENSO

Avatar Redazione
Home > Cronaca > MA.CRI.CO. E LA RETORICA DELLA BONTÀ: QUANDO L’AMBIENTE DIVENTA ANCHE UNA LEVA DI CONSENSO

Orti sociali, giovani, inclusione, biodiversità, riscatto cittadino. Il comunicato è un catalogo di buone intenzioni. Ma quando un’iniziativa viene avvolta in una tale cornice di valori, una domanda resta legittima: chi controlla il progetto, quali sono le condizioni dell’operazione e quali garanzie vengono offerte alla città? Perché la bontà proclamata non può sostituire la trasparenza.

A Caserta basta evocare un polmone verde, coinvolgere gli studenti, aggiungere qualche parola solenne — alterità, bene comune, riscatto, futuro — e il progetto assume immediatamente i contorni di una missione collettiva.

La consegna simbolica delle chiavi di un terreno al Buonarroti, alla presenza della Fondazione Casa Fratelli Tutti e del Campo Laudato si’, viene raccontata come un’occasione straordinaria: orti sociali, recupero di specie vegetali, analisi chimiche, agro-robotica, turismo e inclusione. Tutto nobile, tutto condivisibile. Ed è proprio per questo che le domande non dovrebbero essere considerate fuori luogo.

Perché una causa giusta non rende automaticamente intoccabile ogni scelta compiuta in suo nome.

Il punto non è mettere in discussione l’impegno della scuola, il valore educativo dell’iniziativa o l’entusiasmo degli studenti. Sarebbe ingiusto confondere il lavoro di ragazzi e docenti con le eventuali responsabilità di chi decide le strategie. Il punto è un altro: capire con precisione quale sia la natura dell’operazione, quali siano i termini dell’utilizzo del terreno, quali obblighi assumano i soggetti coinvolti e quali controlli siano previsti.

Perché il linguaggio della solidarietà ha una forza particolare: rende più difficile dissentire senza rischiare di passare per nemici dell’ambiente, dell’inclusione o dei giovani.

Ed è qui che bisogna tenere gli occhi aperti. Il consenso più facile da ottenere è quello costruito attorno a una causa che nessuno, ragionevolmente, vuole contestare. Ma condividere gli obiettivi dichiarati non significa rinunciare a verificare strumenti, condizioni e conseguenze.

Gli studenti meritano di essere protagonisti autentici, non semplici comparse di una narrazione già confezionata. La scuola merita chiarezza, non soltanto riconoscimenti simbolici. E la città ha diritto di conoscere ogni elemento rilevante di un progetto che viene presentato come un’occasione di riscatto collettivo.

Se il progetto è davvero trasparente, sostenibile e utile alla comunità, le verifiche non lo indeboliranno: lo rafforzeranno.

La vera ipocrisia, quando esiste, non sta nel parlare di ambiente o solidarietà. Sta nell’eventualità di usare questi valori come uno scudo contro le domande scomode.

A Caserta non servono né sospetti lanciati senza prove né applausi automatici. Servono documenti, condizioni chiare, responsabilità definite e risultati verificabili.

Perché il bene comune non è una formula da esibire. È un impegno da dimostrare.

E un polmone verde appartiene davvero alla comunità soltanto quando, oltre alle belle parole, sono chiari anche i diritti, i doveri e le regole che ne disciplinano l’utilizzo.

 
   
Avatar Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caserta Kest’è

Caserta Kest’è

Giornale online con tematiche di politica, attualità e sport di Caserta e provincia

Cerca
Categorie