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Nemmeno una targa degna per rendere omaggio ad uno dei figli più illustri della città: Totò

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Nemmeno una targa degna per rendere omaggio ad uno dei figli più illustri della città: Totò

C’è una premessa doverosa da fare: quando dico Napoli, intendo le istituzioni. La città, evidentemente fiera di aver dato i natali ad uno dei più grandi artisti del Novecento, si è mobilitata affinché gli venisse tributato il giusto omaggio. Oggi, sabato 15 aprile, come ormai noto, ricorrono i 50 anni dalla morte di Antonio de Curtis, in arte Totò, principe non solo di Bisanzio, ma della comicità di una intera Nazione. Ma, mentre altri artisti, associazioni cittadine e perfino la Zecca dello Stato – che ha coniato una moneta celebrativa in onore di Totò – sono scesi in campo, stona un po’, a mio avviso, la presenza marginale, di mera rappresentanza, che l’amministrazione cittadina ha avuto in un evento così importante per Napoli.

 Ieri mattina, ad esempio,  intorno alle 12.30, il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore alla cultura Nino Daniele e la nipote di Totò, Elena Anticoli de Curtis, hanno posto sulla tomba di Totò un mazzo di fiori per ricordarlo. Ora, per chi non lo sapesse, la cappella della famiglia de Curtis si trova nel cimitero di Santa Maria del Pianto in via Nuova del Campo, tra la Doganella e Poggioreale. Un cimitero maestoso e storico che ospita, tra le altre, anche la tomba del tenore Enrico Caruso. E cosa c’è ad indicare il luogo simbolo dell’eterno riposo? Una targa in ottone? No. C’è un cartello scritto a mano, con grafia incerta, con il nome “Totò” ed una freccia che indica la cappella, in un luogo non meglio precisato, affisso con ogni probabilità da un ammiratore particolarmente affezionato. È questo il biglietto da visita per coloro che vogliono rendere omaggio al Principe della Risata.

Sicuramente, i problemi di Napoli vanno ben oltre la mancanza di una indicazione degna di questo nome per la tomba di Totò. Ma, in un evento di tale rilevanza, dove persino i palinsenti televisivi sono stati modificati per dare il giusto risalto alla ricorrenza, sembra stonare un po’ l’assenza di un vero e proprio programma dell’amministrazione cittadina, apparsa più attenta alla forma che alla sostanza. È stata la Onlus Fondazione San Gennaro a proporre l’istituzione di due monumenti dedicati a Totò al Rione Sanità, i quartiere che gli diede i natali nel 1898 (uno dei quali, un monolite, verrà inaugurato proprio domani). Mentre è stata un’idea di Renzo Arbore quella di proporre all’Università Federico II una laurea honoris causa in Discipline della Musica e dello Spettacolo.

Il calvario del Museo di Totò

Un discorso a parte lo merita il Museo dedicato a Totò.

Il museo, in effetti, esisterebbe anche, nello storico Palazzo dello Spagnolo alla Sanità. Ma, dal 1999, da quando cioè la figlia Liliana, a capo della Fondazione de Curtis, ne propose l’apertura, la sede museale è ancora chiusa.

Il Comune, che aveva finalmente sbloccato i fondi, ne aveva dichiarato l’inaugurazione entro la fine del 2016. Dopo quasi 20 anni dalla proposta e a 50 dalla morte del grande artista, il Museo resta soltanto una bella idea che sta lì a prendere polvere.

 

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