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PARLANO TUTTI DI POLITICA, MA CHI LA FA ?

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Tg, talk show, programmi satirici, radio, lgiornali e tante forme di comunicazione e interazione che prendono vita attraverso il web, e giù giù, scendendo, le chiacchiere delle nostre interazioni quotidiane: tutto concorre alla soap opera della politica, con i suoi ininterrotti colpi di scena raccontati dagli specialisti dell’iper presente. Siamo ubriachi fradici di politica.

Ma dentro a questa continua rappresentazione della politica, c’è anche chi fa politica in Italia?  a Caserta?

Per rispondere forse dovremmo interrogarci su cosa è la politica, ma questa è impresa che va ben al di là di questo spazio. C’è però un’espressione che può servirci come chiave per comprendere quello che ci sta accadendo attorno: politique politicienne, ovvero quella politica che si esaurisce nei giochi di potere e perde il contatto con l’idea che possa  essere strumento per il raggiungimento di fini generali, della comunità, della polis. Sì, perché se tentare di definire la politica è cosa ardua, almeno possiamo risalire all’origine, al suo etimo, la città, e affermare che per essere tale deve avere qualcosa a che fare con lo stare insieme nella comunità, con il costruire le regole per quello stare insieme, con la pratica della decisione dentro a quelle regole su questioni attinenti quella comunità.

Ma forse l’espressione politique politicienne ancora non è sufficiente per addentrarci in quella cosa che si fa chiamare, che chiamiamo, politica italiana.  In Italia come a Caserta, non si parli delle beghe interne, dunque, qualcosa di ancora più lontano dalla città di quanto non sia la politica politicante nel suo significato generale, perché nemmeno siamo di fronte e vere e proprie lotte di potere, ma piuttosto ad affannosi tentativi di non affondare insieme alla barca che fa ormai acqua da tutte le parti.

Dunque, la città, i giochi di potere, le beghe. Certo, dentro al concetto di politica possiamo mettere tutto questo. Ma se la politica ha sempre meno a che fare con la polis, è ancora politica? Se la politica ruota soprattutto attorno all’interesse particolare dei suoi protagonisti, che come primo obiettivo (per vocazione, perché sono stati educati così, perché non riescono a immaginare di fare altro, perché sono dei miracolati scaraventati dal Santo in Paradiso in una dimensione che mai avrebbero raggiunto con i loro meriti) hanno quello di esserci comunque, a qualunque costo, tanto che le loro decisioni dipendono in primo luogo da quella condizione, non si trasforma forse in qualcosa d’altro? In un’attività  in buona parte, sì. O perlomeno, ciò a cui assistiamo oggi è un dramma (una tragedia?) ove si confondono destini personali e di “gruppo” e disegni (o scarabocchi) politici, ma non tanto perché i primi incarnano i secondi, quanto perché i secondi appaiono soprattutto strumenti funzionali ai primi. Nel Governo del Paese, dentro ai partiti, nelle lotte tra i partiti, nei più o meno espliciti patti trasversali, assistiamo a tutto ciò. Se questo è vero, però, se anche qui, la politica  è sempre meno politica e sempre più un esclusivo gioco di società (e addirittura chi doveva fare la rivoluzione ora sembra stia entrando in questo gioco, magari con varianti folkloristiche, chi ci sta guidando , chi è al timone dell’Italia? In effetti, l’impressione è che non abbiamo preso proprio nessuna direzione, ci muoviamo in modo un po’ casuale e vediamo tanti passeggeri che gettano scialuppe per raggiungere altre navi. Forse al timone non c’è nessuno?

 

 

 

 

 

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