Preside massacrato dal padre di uno studente perchè lo aveva rimproverato

   È successo in una scuola media di Foggia, dove sabato mattina, al suono della campanella di ingresso, il padre dello studente è entrato, avventandosi contro il vicepreside  Pasquale Diana eludendo la vigilanza dei collaboratori scolastici. Si è preso pugni in faccia e all’addome. La sua unica colpa? Aver rimproverato un alunno che spingeva le compagne davanti a lui…

 

 È successo in una scuola media di Foggia, dove sabato mattina, al suono della campanella di ingresso, il padre dello studente è entrato, avventandosi contro il vicepreside  Pasquale Diana eludendo la vigilanza dei collaboratori scolastici.
Si è preso pugni in faccia e all’addome. La sua unica colpa? Aver rimproverato un alunno che spingeva le compagne davanti a lui all’uscita di scuola e poi averlo preso per un braccio per allontanato dalla fila”

Non è stato richiesto alcun colloquio, né c’è stata possibilità di dialogo con il genitore il quale, senza chiedere spiegazioni di sorta, come riportato nelle numerose testimonianze depositate in questura, si è avventato sul professore“, raccontano dalla scuola secondaria di primo grando “L. Murialdo”, “A nulla è valso l’intervento dei collaboratori scolastici e dei docenti presenti che, data la rapidità con cui si è mosso il genitore, non sono riusciti ad evitare l’aggressione. Il professore non ha reagito in alcun modo ai numerosi e violenti colpi che gli venivano inferti alla testa e all’addome, fino a quando i presenti non sono riusciti ad allontanare l’aggressore“.

La scuola ha poi allertato la polizia e il 118: il professore è stato portato in ospedale, dove gli è stato diagnosticato un trauma cranico e addominale con prognosi di 30 giorni.

la lettera dei genitori  della scuola “L. Murialdo”

“Tutto ciò merita una riflessione e, come genitori, dobbiamo porci necessariamente alcune domande.

E’ possibile che un docente non possa fare un rimprovero verbale ad un alunno senza rischiare di finire in ospedale? Dov’è finito il ruolo educativo proprio della scuola se non può neanche far rispettare le regole che sono alla base del buon vivere civile? Dov’è finita la collaborazione e il bel rapporto educativo e didattico che prima esisteva tra genitori e scuola? E’ mai possibile che un docente non si possa sentire più al sicuro nel suo posto di lavoro? Che esempio è stato questo genitore per il proprio figlio e per tutti gli altri alunni? Che insegnamento ha trasmesso? Che con la violenza si ottiene tutto?

Non genitori non possiamo continuare a cadere nel tranello della facile giustificazione dei nostri figlie e della altrettanto facile colpevolizzazione degli insegnanti. Noi genitori abbiamo il dovere di lavorare a stretto contatto con la scuola, alla quale affidiamo la formazione dei nostri figli, in un percorso di collaborazione e cooperazione, perché siamo tutti accomunati da uno stesso scopo, formare veri uomini rispettosi e degni di poter far parte della società civile, di diventare cittadini del mondo.

La cosa che fa più male di questo episodio è la rabbia riversata nei confronti di un uomo che, mettendo sempre in pratica i suoi nobili valori morali, svolge il suo lavoro sempre nel rispetto del prossimo e nella massima attenzione agli insegnamenti pedagogici ed educativi, riversando nel suo lavoro dedizione, passione e professionalità

A nome dei genitori della scuola ‘L. Murialdo’, quindi, manifestiamo a gran voce, con stima e affetto, la nostra solidarietà nei confronti del docente e di tutto il personale della scuola. Prendiamo le distanze dall’atteggiamento disumano e violento di questo genitore che non solo non ha avuto alcun rispetto nei confronti del professore in quanto persona ed educatore, ma non ha neanche considerato né rispettato il ruolo dell’istituzione scolastica in quanto agenzia formativa ed educativa.

Tutti noi confidiamo nella Giustizia, augurandoci che rinasca nella società civile il giusto rispetto per le istituzioni”.

 

 

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