All’indomani delle celebrazioni per i 250 anni della Real Colonia di San Leucio, il dibattito attorno al futuro del sito sembra già spostarsi dal piano simbolico a quello operativo.
La Fondazione Orizzonti, protagonista delle iniziative legate all’“Anno Leuciano”, raccoglie le suggestioni emerse durante la giornata del 25 marzo e rilancia una visione ambiziosa: trasformare la memoria storica in un progetto strutturato di valorizzazione culturale e internazionale.
«Non abbiamo celebrato un anniversario fine a se stesso – ha dichiarato il presidente Giuseppe Menniti – ma abbiamo acceso il motore di una nuova narrazione. San Leucio non è un reperto archeologico, ma un modello di civiltà ancora attuale».
Da qui l’idea di un percorso che guarda oltre la celebrazione: un dialogo con il Ministero dell’Istruzione, l’organizzazione di un seminario internazionale sul cosiddetto “Codice Leuciano” e una proiezione del sito in chiave globale, anche attraverso il coinvolgimento del mondo accademico e professionale.
L’obiettivo dichiarato è quello di “sprovincializzare” San Leucio e inserirlo stabilmente nei circuiti culturali internazionali, trasformandolo in una destinazione capace di attrarre investimenti, ricerca e turismo di qualità.
Un impianto di visione che punta in alto, sostenuto – nelle intenzioni – dal valore storico del sito e dal suo portato identitario.
Accanto a questo percorso, tuttavia, si apre anche un tema che in città comincia a circolare tra gli addetti ai lavori: quello della governance culturale e della possibile sovrapposizione tra diversi strumenti e soggetti istituzionali impegnati sullo stesso patrimonio.
In particolare, viene richiamata l’esistenza di una Fondazione San Leucio già costituita e approvata in sede istituzionale, rispetto alla quale non mancano interrogativi sull’integrazione delle funzioni, sulla coerenza dei progetti e sulla chiarezza dei ruoli operativi.
Domande che, al momento, restano sullo sfondo del dibattito pubblico, in attesa di eventuali chiarimenti ufficiali da parte dei soggetti coinvolti.
Perché il rischio, in operazioni di rilancio culturale così complesse, è sempre lo stesso: moltiplicare le visioni senza costruire un unico percorso condiviso.
E San Leucio, tra la sua eredità storica e le sue ambizioni future, sembra oggi proprio a questo bivio.
Non fi finisce qui














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