Timori di disordini fomentati dalla malavita

Nei prossimi giorni il virus rischia di espandersi al Sud e l'esercito è pronto ad intervenire con circa 7mila uomini in più, «in stato di prontezza», su tutto il territorio a livello regionale.

Nei prossimi giorni il virus rischia di espandersi al Sud e l’esercito è pronto ad intervenire con circa 7mila uomini in più, «in stato di prontezza», su tutto il territorio a livello regionale.

Non solo per arginare l’epidemia, in appoggio alle forze dell’ordine, ma anche per mantenere l’ordine pubblico su richiesta dei prefetti.

Il virus potrebbe contagiare un totale di 92mila persone, secondo le stime governative. E provocare «una situazione estremamente grave per quanto riguarda l’ordine pubblico», come è stato evidenziato nella riunione del 9 marzo del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza con il premier Giuseppe Conte.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha prospettato scenari gravi «in prospettiva delle limitazioni alle libertà individuali, delle difficoltà economiche e degli sviluppi negativi dell’epidemia, come il collasso del sistema di assistenza». Soprattutto al Sud, dove si prevede un aumento dei contagiati.

«Le zone a rischio virus e disordini sono le grandi città come Bari, Napoli, Caserta. Basta analizzare la densità di abitante per chilometro quadrato», spiega una fonte del Giornale in prima linea. Al Sud la criminalità organizzata potrebbe fomentare rivolte e anche i migranti potrebbero essere un fattore destabilizzante se la situazione peggiorasse mandando in tilt il sistema. Per non parlare della bomba-carceri, dove le rivolte sono rientrate, ma possono riesplodere da un momento all’altro.

Le stime governative indicano un totale di 92mila contagiati, oltre il dato cinese. E ben 390mila persone potrebbero subire la quarantena. Il picco nazionale dovrebbe registrarsi la prossima settimana attorno al 18 marzo con 4500 contagiati in un solo giorno, quasi il doppio rispetto ad oggi. L’epidemia dovrebbe concludersi attorno a fine aprile.

La «bomba atomica» del virus rischia di esplodere nel Mezzogiorno, come hanno affermato i deputati siciliani di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, Giusi Bartolozzi, Nino Germanà, Francesco Scoma e Matilde Siracusano. «Sicilia, Calabria, Puglia, Campania non hanno strutture sanitarie adeguate per contrastare un picco dei contagi», denunciano i parlamentari azzurri.

Le migliaia di persone fuggite da Milano e dal Nord nell’ultima settimana sono il campanello d’allarme. «Per colpa del governo che non ha dato l’ordine all’esercito e alle forze dell’ordine di fermare l’esodo», spiega una fonte militare.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha scritto su Facebook, bacchettando i corregionali di ritorno: «State portando tanti altri focolai di contagio che avremmo potuto evitare». Dal 12 marzo si sono auto segnalate 3mila persone in Puglia e dal 29 febbraio sono rientrati in 16.545, senza tener conto di chi fa il furbo. In Puglia si registrano 166 contagiati, ma è solo l’inizio.

Contro gli esodi irresponsabili si è scagliato anche il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che ha 272 contagiati con impennate di 40 al giorno. La Sardegna si è chiusa a riccio, ma sono rientrati soprattutto dal Nord Italia in 13.300. Nel Lazio si registra un aumento quotidiano dei contagiati del 20-25 per cento.

In vista del peggio l’esercito, oltre ai 7mila uomini di Strade sicure ne ha mobilitati altrettanti «su base regionale con un piano di dispiegamento che varia dalle 24 alle 150 ore». In un giorno può essere montato ovunque un ospedale da campo Role 2 plus, a moduli, compresa la terapia intensiva

. Se la situazione degenerasse in una città di mare come Napoli la Marina ha a disposizione una nave con funzioni da ospedale. Al momento sono già impiegati per la lotta al virus una settantina di medici militari, ma le forze armate possono arrivare a 200-300. Non è un caso che in Campania sono già numerose le richieste dei sindaci per pattuglie delle forze dell’ordine e dell’esercito contro l’epidemia.