90 milioni di debito fuori bilancio e i consiglieri hanno fatto la pacchia

CASERTA – Diversamente da tanti, noi di CasertaKestè continuiamo, nonostante qualche decerebrato continui ad occupare la seggiola, perché non ha nulla di meglio da fare, anzi mette a disposizione anche gli affetti cari, pur di occupare un ruolo che dovrebbe favorire l’elettore non il personale interesse o ego.

Ricorderanno i nostri affezionati lettori, che per sfortuna dei pennivendoli, crescono spropositatamente di numero di giorno in giorno, anche se in maniera timida, che qualche mese fa scrivemmo che esisteva un serio problema di collocazione dei debiti fuori bilancio all’interno di una procedura di dissesto che, ricordiamo, impegna, sempre al fianco del comune che non scompare affatto dalla scena (anche perché i costi del mutuo per il dissesto della cassa Depositi e Prestiti gravano sulla cassa municipale), un’autorità diversa, che promana direttamente dal ministero degli Interni e dunque dal governo: l’Organismo Straordinario di Liquidazione (OSL), cioè quello che deve trattare con i creditori del comune per provare a convincerli ad accettare, pochi e maledetti quattrini, ma quantomeno immediati, pari ad un importo del 40% rispetto a quanto iscritto nel titolo vantato.

Siccome, nel precedente dissesto i consiglieri comunali avevano fatto la pacchia perché tutti i debiti fuori bilancio erano stati inglobati nella parte ammessa (riconosciuta dall’Osl come valido diritto tra quelli rivendicati nel complesso della cosiddetta massa passiva), stavolta, sapendo bene che gli orientamenti della giurisprudenza autorevole avevano assunto una linea molto più seria e rigorosa, fu lo stesso Carlo Marino, nel 2018, in occasione del secondo dissesto, a chiedere lumi, precisamente il 2 maggio, alla corte dei Conti, che gli rispose con il parere numero 66 del 9 maggio 2018. Dunque, solo 7 giorni dopo. Il testo di quel parere lo pubblichiamo integralmente in calce, perché noi, di fronte all’appena citato analfabetismo di andata e di ritorno dei casertani, dobbiamo sentirci con la coscienza a posto, ponendo a loro disposizione tutti quegli strumenti che gli potrebbero consentire, se nella loro vita avessero aperto almeno un libro, di maturare un’idea su fatti fondamentali come questo, accedendo direttamente alla fonte e non accontentandosi di un articolo che, quantunque ben confezionato, esprime sempre, giocoforza, una posizione.

In sintesi, la corte dei Conti afferma che il consiglio comunale ha la piena, totale competenza, la piena, totale funzione, così come queste sono state previste dalle norme contenute nel testo unico degli enti locali 267/2000, in materia di approvazione o bocciatura dei debiti fuori bilancio.

La risposta della corte dei Conti non è andata nella direzione desiderata da Carlo Marino, tant ‘è vero che quest’ultimo si è ben guardato, da allora ad oggi, cioè in più di un anno e mezzo, di portare in consiglio comunale anche un solo debito fuori bilancio di quelli costituiti all’interno della massa passiva arrivata sulla scrivania dell’Osl.

Ma quel parere è ben conosciuto anche dai commissari di governo, i quali da tempo chiedono ai vari dirigenti di settore di qualificare ogni singolo credito vantato o debito in carico, che dir si voglia, in modo da poter ripulire, discriminandoli tra debiti legittimi, cioè iscritti in bilancio, e debiti saltati fuori all’improvviso, e quindi fuori bilancio, in modo da smaltire temporaneamente questi ultimi dalla massa passiva. Debiti che ritornerebbero all’Osl e alla potestà che questo organismo ha nelle transazioni, solo nel momento in cui il consiglio comunale si assumesse la piena responsabilità di approvarli, ottemperando in questo modo al parere della corte dei Conti.

Sapete qual è il riscontro ricevuto dalle istanze dell’Osl? Il silenzio.

Badate bene carissimi, non è nel il silenzio-assenso, né il silenzio-dissenso, né tanto meno il silenzio degli innocenti. Bensì è il silenzio dei colpevoli; il silenzio di chi la sa lunga, di chi sta nelle istituzioni pubbliche senza coltivare nemmeno per un secondo l’interesse dei cittadini.

E allora, solo oggi riusciamo a spiegare l’ennesima nefandezza della classe amministrativa di questa città. Solo oggi riusciamo a capire,dopo essercelo chiesti per un anno e mezzo, perché questa città sta sborsando quattrini a palate per pagare i compensi a tre commissari liquidatori, per corrispondere i trattamenti straordinari a dipendenti comunali associati alla struttura liquidatrice e distolti magari da compiti interni, senza che al momento sia stato mosso un solo dito e senza che l’Osl abbia prodotto un solo atto. Soldi letteralmente buttati via, mentre tante strade del centro cittadino sono diventate peggiori del più remoto e malandato stradello rurale.

In una città appena seria, ma proprio un poco poco seria, non certo una roba europea, ci sarebbero state persone, veri cittadini, pronti a scrivere di loro pugno alla corte dei Conti, affinché questa verificasse se nell’inadempienza degli uffici comunali, dei soliti dirigenti, si potesse ravvisare l’esistenza di un danno erariale.

Un conticino della serva rapido rapido: se nell’ultimo consuntivo i residui passivi riconosciuti, cioè i debiti di bilancio, sono pari a circa 60 milioni di euro, e se è vero, com’è vero, che all’Osl sono arrivate richieste di creditori pari a 150 milioni di euro, è azzardato affermare che i signori consiglieri comunale, soprattutto quelli che stendono ogni mattina la mano in attesa della mollichina quotidiana, stiano commettendo un delitto nei confronti della città, nel momento in cui non si assumono la responsabilità che la legge gli attribuisce, con tanto di conferma solenne della corte dei Conti, di approvare o di bocciare circa 90 milioni di euro fuori bilancio?

E i creditori, con questo andazzo, con questi chiari di luna, quante decine di anni dovranno attendere per aspirare a meno della metà del credito vantato?

Nonostante sia vergognoso l’operato di taluni che ritengono di rappresentare una comunità, ancora più vergognoso e imputabile a coloro che dovrebbero opporsi invece tacciono complici, nessuno escluso.

LEGGI LA RISPOSTA DELLA CORTE DEI CONTI A CARLO MARINO