C’era una volta Fratelli d’Italia versione “resistenza”, quando contava poco ma litigava già tanto. Oggi che conta di più, litiga il doppio. E infatti, a Mondragone, va in scena l’ennesimo remake: cambia il nome, non cambia il finale.
Le dimissioni di Rachele Miraglia da coordinatrice cittadina riportano indietro il nastro fino ai tempi di Mina Iazzetta. Due storie diverse, stesso copione: entusiasmo iniziale, gestione in trincea quando il partito era minoranza, e poi uscita di scena tra delusione, malumori e qualche porta sbattuta. Altro che crescita politica: qui siamo alla “sindrome dell’abbandono programmato”.
La versione ufficiale parla del caso Bonuglia, della mancata costituzione di parte civile e di qualche consigliere “distratto”. Ma dai… roba buona per i comunicati stampa. La verità, quella che si sussurra nei corridoi, è un’altra: lotta di potere, resa dei conti interna e regolamento di leadership.
Perché a Mondragone si sente puzza di rimpasto lontano un miglio. Un riassetto che parte dal basso ma con benedizione dall’alto, alias i vertici provinciali che giocano a Risiko con le pedine locali. E guarda caso, proprio dopo le regionali — quando i conti interni non tornano mai davvero — il clima si è fatto più tossico di una riunione condominiale finita male.
Nel frattempo, il partito che attaccava duro l’amministrazione si è trasformato in un porto di mare: new entry, cambi di casacca e vecchi equilibri saltati. L’arrivo di Buonodono, le parole tardive di Landolfi… segnali di un cortocircuito politico che il “caso Bonuglia” ha solo fatto esplodere.
Tradotto: non è la goccia. È l’intero acquedotto che perde.
E allora la domanda resta sospesa, velenosa come poche: davvero Rachele Miraglia si è dimessa per una vicenda amministrativa… o dietro c’è la lunga mano dei parlamentari casertani di FdI, impegnati a riscrivere gli equilibri locali a colpi di silenzi, pressioni e riposizionamenti?
Morale della favola:
a Mondragone la destra governa, ma soprattutto si governa addosso.
E mentre cambiano i nomi, il copione resta lo stesso:
prima ti esaltano, poi ti logorano, infine ti sostituiscono.
Applausi. Sipario. E prossimo giro già in preparazione.














Lascia un commento