CASERTA-A Real Setificio di San Leucio vanno in scena tre giorni di Italia che lavora, crea e prova a insegnarlo ai ragazzi. Tradotto: scuole da tutta la penisola, laboratori, stand e slogan sul “Made in Italy”. E per il gran finale arriva pure il ministro.
Sì, proprio lui: Giuseppe Valditara, titolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, atteso oggi per la chiusura della manifestazione “La Scuola Italiana per il Made in Italy”, organizzata dal 27 al 29 aprile tra le antiche mura del complesso borbonico dove una volta si tessevano le sete dei re.
Il copione è quello delle grandi occasioni: studenti, professori e istituti arrivati da tutta Italia per raccontare come la scuola possa trasformarsi nella fabbrica delle competenze che alimentano il marchio più famoso del Paese. Non solo lezioni: laboratori innovativi, esperienze didattiche, visite guidate al setificio e buone pratiche da mettere in vetrina.
Il cuore dell’evento è il secondo cortile del complesso monumentale, trasformato in una specie di fiera delle eccellenze scolastiche campane. Qui le scuole espongono progetti e percorsi formativi legati alla filiera del Made in Italy: tecnologia, artigianato evoluto, cultura del territorio. Insomma, la versione scolastica di ciò che dovrebbe diventare l’economia del futuro.
Ma il momento clou arriva a mezzogiorno. Alle 12 in punto, il ministro Valditara prenderà la parola durante la premiazione della prima edizione del concorso “Il mio territorio, un patrimonio di eccellenze da rappresentare”, iniziativa promossa dal Ministero insieme alla Fondazione Imprese e Competenze legata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Numeri da evento nazionale: oltre 80 scuole partecipanti, tra licei del Made in Italy e percorsi della nuova filiera tecnologico-professionale 4+2. Sei istituti vincitori e tre menzioni speciali, chiamati a dimostrare che il talento territoriale può diventare racconto, progetto e magari anche lavoro.
Il messaggio politico è chiaro: la scuola come officina del Made in Italy. E quale posto migliore per dirlo se non San Leucio, dove due secoli fa i Borbone avevano già capito che innovazione e lavoro possono nascere anche in un laboratorio di seta. Oggi ci riprova la scuola. Con il ministro in platea.














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