CAMPAGNA ELETTORALE: IL GRAN TEATRO DEL “VI VOGLIO BENE” (MA SOLO FINO ALLO SCRUTINIO)
In campagna elettorale succede una cosa affascinante: tutti diventano improvvisamente sociali, disponibili, affabili. Cene, aperitivi, inaugurazioni, sagre, selfie a pioggia e sorrisi a 32 denti. Il candidato, per la durata della campagna elettorale, sembra avere il dono dell’ubiquità e della resistenza digestiva: è ovunque, mangia ovunque, si fotografa con tutti, ma TUTTI-TUTTI.
Poi si valuta cosa si deve mostrare, ma sopratutto chi .
E lì scatta la magia del montaggio editoriale: la realtà viene filtrata, ripulita, sterilizzata.
Le cene “promozionali” diventano ricordi vaghi, quasi folklore. I selfie scattati tra un brindisi e una promessa elettorale spariscono con la stessa rapidità con cui erano comparsi. Le foto finiscono nel grande cestino della comunicazione selettiva: pubblicabili solo quelle “giuste”, cioè quelle che non pongono domande.
Perché il problema non è fare campagna tra la gente. Quello è il mestiere.
Il problema è che oggi ogni immagine è un boomerang potenziale. E allora via di forbici digitali: si conserva il sorriso, si cancella il contesto.
Si tiene il candidato con il bicchiere alzato, si elimina la tavolata e i conviviali. Si salva il selfie istituzionale, si archivia quello “troppo conviviale”.
Una sorta di realtà a geometria variabile: molto popolare quando serve voti, molto più “istituzionale” quando serve reputazione.
E così la politica contemporanea si divide in due atti ben distinti:
- Atto I: il candidato espansivo, che promette presenza, ascolto e disponibilità totale;
- Atto II: il candidato curatoriale, che seleziona ossessivamente cosa il pubblico deve ricordare di aver visto.
Nel mezzo, resta una certezza: i social non dimenticano. Al massimo aspettano.
E quando riemerge la foto sbagliata al momento sbagliato, la spiegazione è sempre la stessa, eterna, universale: “era un incontro casuale”, “non conoscevo tutti”, “mi hanno chiesto uno scatto”. E tu fuss’ a persona perbene? Tu si nà lot’! dice qualcuno, mentre per tanti alla luce di ciò affermano : NON VOTO PIU’ DA ANNI!
Insomma, la politica liquida: molto fluida in campagna, molto filtrata dopo.
E il cittadino? Lui resta con l’album completo. Anche quello che nessuno voleva più pubblicare.














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