C’è una cosa che mi ha colpito guardando lo scontro tra Nicola Porro e Giuseppe Conte a Quarta Repubblica. E no, non c’entrano mascherine, vaccini, restrizioni, conferenze stampa o l’ennesimo processo televisivo alla pandemia.
Quello è materiale già consumato.
La domanda che mi è rimasta addosso è un’altra.
Guardavo Conte discutere, replicare, schermare, rilanciare, interrompere, amministrare il confronto con il mestiere di chi conosce il palcoscenico e mi tornava in mente il racconto pubblico di pochi giorni fa: la prova personale, la riflessione, la fede, le priorità riscoperte.
E allora dentro di me si è acceso un pensiero poco elegante ma sincero:
dov’è finito tutto questo?
Perché quando qualcuno racconta di essere uscito da un passaggio difficile della vita, il pubblico — magari ingenuamente — si aspetta di vedere almeno una crepa nel personaggio.
Non bontà.
Non santini.
Nemmeno una conversione.
Ma almeno un tono diverso.
Un grammo in meno di combattività.
Una frase non preparata.
Un momento in cui il politico lascia spazio all’uomo.
Invece davanti allo schermo sembrava di vedere il solito copione: il professionista della risposta, il controllo del frame, il rilancio, il rifugio nella polemica, il ribaltamento dell’accusa.
E lì il tema non era più Conte.
Era un altro.
Forse siamo noi che ci raccontiamo una favola: che il dolore trasformi automaticamente le persone.
Forse non succede.
Forse certe esperienze non riscrivono niente.
Forse il potere — o più semplicemente il carattere — resta più forte di tutto.
E allora cambia anche il modo di guardare certe narrazioni pubbliche.
Perché oggi ogni esperienza privata rischia di diventare racconto pubblico, ogni sofferenza una cornice narrativa, ogni fragilità una parentesi dentro il flusso continuo della comunicazione.
E il punto non è mettere in dubbio il vissuto di nessuno.
Il punto è un altro.
Se dici che qualcosa ti ha cambiato, poi qualcuno quel cambiamento proverà a cercarlo.
E se non lo vede, farà una domanda.
Non cattiva.
Solo inevitabile.
Giuseppi, il dolore ti ha cambiato davvero o ti ha soltanto dato un nuovo capitolo da raccontare?














Lascia un commento