CASERTA – Si investe sugli spazi, si annunciano progetti, si parla di rilancio e attrattività. Ma intanto il protocollo d’intesa legato al turismo resta fermo e le risorse della tassa di soggiorno sembrano ancora senza una destinazione concreta.
Dalla Nardi ottima giornalista inquisitrice nuovamente l’ospite Emiliano Casale interrogato sui temi Campetti, turismo e protocollo d’intesa e la tassa di soggiono, ed è subito dibattito: da una parte gli interventi sui campetti e sulle strutture di aggregazione, dall’altra il percorso che avrebbe dovuto costruire una strategia più ampia per il comparto turistico e per la valorizzazione del territorio, che al momento non sembra aver prodotto risultati visibili.
Il punto politico e amministrativo è proprio questo: il turismo può continuare a vivere di eventi sporadici e iniziative isolate oppure necessita di una regia stabile, capace di mettere insieme promozione, accoglienza, servizi e investimenti?
In questo scenario torna inevitabilmente l’attenzione sulla tassa di soggiorno. Uno strumento che nasce con una finalità precisa: reinvestire le entrate nella crescita dell’offerta turistica, nel miglioramento dell’esperienza dei visitatori e nella valorizzazione del territorio.
Eppure, secondo le osservazioni che circolano nel dibattito locale, il rischio è che il fondo finisca per assumere il ruolo di un semplice salvadanaio amministrativo: risorse accantonate, ma ancora lontane dal trasformarsi in azioni percepibili.
Il protocollo d’intesa, annunciato come possibile cornice per coordinare interventi e progettualità, resta intanto parcheggiato. E il tempo, nel settore turistico, pesa: perché mentre i territori concorrenti costruiscono reti, itinerari e identità, fermarsi significa perdere occasioni.
La domanda resta aperta: quando si passerà dalla raccolta delle risorse alla costruzione di una vera politica del turismo?















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