A Caserta ormai ogni nuova inchiesta sembra aggiungere un altro pezzo a un puzzle politico-amministrativo sempre più inquietante. L’arresto dell’imprenditore legato alla campagna elettorale di Carlo Marino riapre ferite che in città non si sono mai davvero chiuse.
E il dato che fa esplodere rabbia e indignazione è uno solo: oltre 400mila euro affidati dal Comune alla società riconducibile all’imprenditore finito nell’inchiesta.
Quattrocentomila euro.
In una città che cade a pezzi, con strade devastate, servizi al collasso, periferie abbandonate e un degrado urbano diventato ormai il marchio internazionale di Caserta.
Per molti cittadini è come aver sottratto ossigeno a una comunità già agonizzante. Soldi pubblici che avrebbero potuto sistemare scuole, marciapiedi, verde pubblico, sicurezza urbana. E invece oggi diventano l’ennesimo simbolo di una stagione politica che ha lasciato dietro di sé macerie amministrative e sfiducia totale.
La rabbia cresce soprattutto verso chi, nonostante tutto, ha continuato a sostenere un modello politico che ha portato Caserta fino al commissariamento e all’umiliazione nazionale.
Perché il punto non è più soltanto giudiziario. È morale. È politico. È il senso di una città che si sente tradita, impoverita e marchiata da anni di gestione considerati da molti fallimentari.
E mentre le inchieste continuano ad allargarsi, a Caserta resta una domanda sempre più pesante: quante altre verità devono ancora emergere prima che qualcuno abbia il coraggio di chiedere davvero conto del disastro?















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