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CASERTA, MA QUALE DIOCESI? SEMBRA UNA HOLDING

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Caserta -Tre euro a testa per entrare nell’ex Macrico e guardare la partita della JuveCaserta. E monta la protesta contro la gestione degli spazi che dovrebbero appartenere alla comunità.

Nel mirino finiscono l’arcivescovo Pietro Lagnese e l’onnipresente don Antonello, accusati dai contestatori di aver trasformato Diocesi e Istituto per il Sostentamento del Clero in una sorta di società immobiliare. L’accusa, tutta politica e polemica, è pesante: l’area dell’ex Macrico sarebbe stata affidata in esclusiva a una società privata che ne farebbe un’attività commerciale.

«E basta!», sbottano i critici. «Qui non si parla più di pastorale o di funzione sociale, ma di business». La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata proprio la serata dedicata alla JuveCaserta, con il pagamento di 3 euro a persona per assistere alla gara.

Per i detrattori, l’ex Macrico rischia di diventare il simbolo di una gestione sempre più orientata agli incassi e sempre meno alla fruizione pubblica. Una polemica destinata ad alimentarsi, mentre cresce la domanda che rimbalza nei corridoi della città: l’ex Macrico è ancora un bene della comunità o è diventato un affare per pochi?

 
   
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