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Caso Marino, tutti zitti nel PD: prudenza istituzionale o imbarazzo?

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C’è una frase che appartiene alla storia politica italiana e che torna in mente ogni volta che il garantismo diventa selettivo e il silenzio prende il posto delle parole.

Era il 1989. Dopo l’omicidio di Ludovico Ligato, Oscar Luigi Scalfaro, allora figura di primo piano della Democrazia Cristiana e futuro Presidente della Repubblica, si scagliò contro i vertici del partito per quella che considerava una fredda indifferenza davanti a un fatto gravissimo. E in quel ragionamento tornava una frase: «Ma Ligato è uomo nostro».

Un richiamo duro alla tentazione della politica di proteggere i propri, o almeno di non disturbare il manovratore.

Il parallelo storico finisce lì. Perché qui non c’è un delitto mafioso, né vicende assimilabili. C’è invece un’inchiesta giudiziaria in corso che coinvolge l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, rispetto alla quale vale integralmente il principio della presunzione di non colpevolezza fino ad accertamenti definitivi.

Ma il punto politico, per chi osserva, è un altro.

Da quando sono emersi nuovi sviluppi investigativi — che riguardano ipotesi da verificare nelle sedi competenti — attorno a Carlo Marino si è aperto un vuoto comunicativo quasi perfetto.

Silenzio dalla segreteria nazionale del Partito Democratico. Silenzio da quella regionale. Silenzio da quella provinciale.

Eppure Carlo Marino non è mai stato una figura marginale: presidente regionale ANCI, sindaco del capoluogo di Terra di Lavoro, amministratore spesso indicato come esperienza simbolica del centrosinistra campano.

Per questo il silenzio pesa.

Non perché qualcuno debba emettere sentenze politiche prima di quelle giudiziarie. Ma perché la politica, quando vuole, parla. Commenta. Prende posizione. Difende. Si dissocia. Invoca garantismo. Qualcosa dice.

Qui, invece, nulla.

E allora qualcuno si chiede: dove sono oggi i custodi dell’intransigenza pubblica? Dove sono quelli che in altre occasioni hanno commentato, attaccato, chiesto chiarimenti, rivendicato rigore?

Dov’è Sandro Ruotolo, spesso in prima linea nel racconto politico dei temi della legalità?

Dov’è il segretario regionale Piero De Luca?

Dov’è Stefano Graziano, parlamentare e voce attenta quando il dibattito riguarda trasparenza e qualità della vita pubblica?

Domande politiche, non giudiziarie.

Perché il punto non è chiedere condanne preventive. Il punto è chiedere coerenza.

Se il principio è che davanti alle inchieste si attende e non si processa mediaticamente nessuno, allora deve valere sempre.

Se invece il principio cambia in base al colore della tessera, allora il problema non è il garantismo. È il silenzio selettivo.

Nel frattempo Caserta osserva. E attende.

Non una sentenza. Quella spetta ai magistrati.

Ma almeno una parola.

 
   
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