A Castel Volturno la politica fa una scoperta sensazionale: i problemi non si sono risolti da soli. A comunicarlo è l’onorevole Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia, intervenuto sul progetto del Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) che dovrebbe sorgere sul litorale domizio.
Il parlamentare lo definisce uno “strumento concreto” per affrontare l’immigrazione irregolare e migliorare la sicurezza. Fin qui il copione è quello classico della politica: parole robuste, tono deciso, soluzione annunciata.
Poi però arriva la frase che fa quasi tenerezza per la sua sincerità involontaria:
“Le politiche portate avanti per decenni non hanno risolto le criticità.”
Davvero?
Una rivelazione che a Castel Volturno conoscono da almeno trent’anni. Ma sentirla pronunciare da chi governa oggi ha un certo effetto: è come se il medico entrasse in sala operatoria e annunciasse che il paziente sta male.
Nel frattempo Cangiano “apre alla Chiesa”, dialoga con il territorio, difende il progetto e prova a spostare la narrazione: il CPR diventa la risposta strutturale a un problema cronico.
Peccato che il dubbio resti sempre lo stesso: stiamo parlando di una soluzione o dell’ennesimo cerotto su una ferita aperta da decenni?
Perché a Castel Volturno la politica cambia linguaggio, cambia slogan, cambia conferenze stampa.
Ma la sensazione, per molti cittadini, è che cambi soprattutto la narrazione.
Il problema, invece, resta lì.
E ormai ha imparato a sopravvivere a tutte le stagioni della politica.














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