A Caserta, tra cave, affari e tradizioni di famiglia, spunta anche un piccolo dettaglio domestico: un arsenale degno di un film d’azione.
I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale bussano alla porta dell’imprenditore Antonio Luserta, noto nel settore delle cave.
Dentro casa trovano un assortimento niente male: 33 fucili, 7 pistole e pure un po’ di cocaina, il tutto custodito senza la minima formalità burocratica. Traduzione: armi non denunciate.
Scatta l’arresto immediato. Luserta finisce ai domiciliari, come prevede la normativa sulle armi. Ma la storia prende subito una piega quasi familiare: dalle verifiche emerge infatti che quelle armi sarebbero appartenute al padre dell’imprenditore.
Il classico “lascito di famiglia”, solo che invece dell’argenteria o delle foto in bianco e nero, qui parliamo di quaranta pezzi tra fucili e pistole.
Il tribunale, dopo gli accertamenti, convalida l’arresto perché il reato c’è ma decide di non applicare misure cautelari. Risultato: Luserta torna libero.
Morale della favola in salsa casertana:
un arsenale domestico, un arresto lampo e una spiegazione degna di una riunione di famiglia.
Perché, in fondo, in certe case le eredità non sono solo affettive… ma anche balistiche….kest’è!














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