Dalle foto sorridenti agli scarichi in retromarcia il passo è breve. Bastano un video diventato virale e un’inchiesta della Procura.
Il generale Roberto Vannacci guarda le immagini del pestaggio avvenuto a San Benedetto del Tronto e mette subito il freno.
«Sono sempre stato contro la violenza se non giustificata dalla necessità di difesa, e questo non mi sembra il caso.»
Traduzione politica: “Giuseppe, hai toppato.”
Così il leader di Futuro Nazionale prende pubblicamente le distanze da Giuseppe Barboni, referente marchigiano del movimento, protagonista del video che ha incendiato social e talk politici.
Il filmato mostra l’aggressione a Michael Habeeb Jousif, cittadino di origine irachena. La vittima ha presentato denuncia e la Procura di Ascoli Piceno ha avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Saranno gli investigatori a valutare eventuali responsabilità.
Nel frattempo la politica corre più veloce della giustizia.
E Giuseppe Barboni non la prende affatto bene.
Nessuna solidarietà di partito e neppure dal Comitato Costituente 989 di Caserta
L’imprenditore parla apertamente di “delusione impressionante” e accusa il generale Vannacci di non aver compreso quanto accaduto.
Secondo la sua versione, avrebbe agito per timore di una possibile aggressione e continua a sostenere di aver fatto ciò che riteneva necessario in quella situazione.
Anzi, rincara la dose.
Se la prende con quello che definisce il rischio di ritrovarsi davanti “la solita minestra”, insinuando che anche Futuro Nazionale possa finire per assomigliare ai partiti tradizionali, più interessati ai futuri equilibri parlamentari che alle promesse di cambiamento.
Insomma, dalle strette di mano create e volute ai distinguo ufficiali.
Dalle fotografie di gruppo alle prese di distanza.
La politica, si sa, è spesso l’arte delle alleanze. Ma anche delle rapide retromarce quando una vicenda giudiziaria e mediatica rischia di travolgere il marchio.
Adesso la partita si sposta nelle aule della Procura.
Lì conteranno gli atti, le testimonianze e gli eventuali riscontri investigativi.
Nel frattempo, però, una certezza già c’è.
Nel movimento che prometteva disciplina e coesione è scoppiata la prima crepa pubblica.
E, a volte, in politica un distinguo pesa molto più di una smentita.















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