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Imprenditore e trasportatore arrestati, risponderanno per disastro ambientale

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Questa mattina dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Marcianise, accusato di gestione illecita di rifiuti e inquinamento ambientale, è stato arrestato Angelo Egisto, proprietario dell’azienda di stoccaggio e recupero rifiuti con sito nell’area industriale.

In carcere con  l’imprenditore è finito anche Violante Marasco, 36enne napoletano, autotrasportatore ed ex dipendete della Lea.

Rifiuti interrati nel sottosuolo

Stando alle indagini Egisto per evitare il sostenimento di ingenti costi di smaltimento, tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018 ha interrato notevoli quantitativi di rifiuti nel sottosuolo del piazzale antistante l’impianto di trattamento di Marcianise durante l’esecuzione di lavori di rifacimento della pavimentazione del sito di stoccaggio e di realizzazione di alcune vasche per la raccolta del percolato. All’attività ha collaborato anche Marasco, autotrasportato di fiducia di Egisto che, dietro compenso, ha fornito un determinante supporto logistico nelle operazioni di trasporto e scarico dei rifiuti.

Operazioni notturne e false fatture

Queste condotte avvenivano spesso di notte, quando non vi erano altri dipendenti presenti e i cancelli potevano essere chiusi adottando ogni necessaria cautela affinché l’azione illecita non fosse visibile dall’esterno. Una volta interrati i rifiuti, alcuni anche pericolosi per la salute dell’uomo, venivano fittiziamente scaricati in uscita dal sito di stoccaggio per mezzo di falsa documentazione di trasporto e di false fatture attestanti l’avvenuto regolare trattamento

Il sequestro per smaltimento abusivo

Nello scorso mese di ottobre l’impianto Lea era già stato sottoposto a sequestro dalla guardia di finanza su ordine dei pm riguardo un’altra ipotesi di reato contestata ai gestori del sito, ovvero lo smaltimento abusivo di diverse tonnellate di rifiuti che non subivano il previsto trattamento di selezione e recupero, ma che venivano stoccati all’interno del capannone in quantità notevolmente superiori a quelle autorizzate. Inoltre la prolungata permanenza dei rifiuti, ben oltre le 48 ore previste dalla legge, aveva comportato la formazione di copiosi sversamenti di percolato col rischio di compromettere il sottosuolo.

Pochi giorni dopo il sequestro l’impianto aveva anche subito un incendio di notevoli dimensioni che aveva portato alla combustione di grandi quantità di rifiuti, oltre che l’immissione nell’atmosfera di sostanze estremamente nocive quali biossido di azoto e acido cloridrico, presenti con concentrazione notevolmente più elevate rispetto ai livelli di allarme.

L’indagine con intercettazioni e consulenze

Il quadro indiziario raccolto tramite intercettazioni e consulenze tecniche, oltre alle testimonianze di diverse persone informate sui fatti, ha permesso l’emanazione dei provvedimenti cautelari con i quali è stato scongiurato il pericolo di aggravamento e di reiterazione delle condotte dannose per l’ambiente. Egisto e Marasco sono stati condotti presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere in attesa degli interrogatori di garanzia.

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