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Incandidabilità per Casale e il diritto di capire: quando a una decisione autorevole, si chiede anche di essere compresa

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La Questione Caserta continua a dipanarsi lentamente. E forse proprio per questo diventa più interessante ogni volta che emergono particolari che, all’improvviso, modificano la prospettiva iniziale e obbligano a rileggere fatti e passaggi che apparivano lineari.

Nel racconto concesso alla giornalista Francesca Nardi dall’ex vicesindaco Emiliano Casale il quale dichiara che ha semplicemene avuto un‘avviso di garanzia, assolutamente falso che è rinviato a giudizio riportato dai pennivendoli.Intanto affiorano elementi che spingono inevitabilmente a una riflessione ulteriore e rendono alcune vicende meno semplici di quanto potesse sembrare a una prima lettura, spesso veloce, di un provvedimento giudiziario sulla cui legittimità, fino a prova contraria, non esiste alcuna ragione di dubitare.

Ed è proprio qui che nasce una curiosità legittima. Non quella della contestazione pregiudiziale, né quella della polemica a tutti i costi. Piuttosto quella, talvolta insistente ma naturale, di comprendere fino in fondo il percorso che conduce a una decisione autorevole.

Per questo, senza alcuna pretesa di sostituirsi al diritto e senza possedere gli strumenti tecnici per formulare obiezioni su atti che appartengono alla competenza della magistratura, una domanda resta aperta e merita una spiegazione accessibile anche ai non addetti ai lavori.

Quali sono le motivazioni giuridiche che hanno portato alla decisione di prevedere l’incandidabilità di Emiliano Casale per due consiliature nell’ambito del procedimento?

Non è una domanda che mette in discussione il provvedimento. È una richiesta di comprensione.

Perché una decisione giudiziaria può anche apparire severa, sgradevole o persino sorprendente agli occhi di chi la osserva dall’esterno. Ma quando il percorso logico e normativo che la sostiene viene chiarito e reso intellegibile, il giudizio lascia spazio alla comprensione e l’autorevolezza dell’istituzione si rafforza.

Il punto non è condividere o meno una decisione.

Il punto è comprenderla.

Perché ciò che è percepito come giusto non è soltanto ciò che viene deciso secondo legge, ma anche ciò che riesce a spiegare le proprie ragioni.

«In uno Stato di diritto il rispetto delle decisioni della magistratura non è mai in discussione. Ma il rispetto non esclude il diritto dei cittadini a comprendere.

Quando una decisione produce effetti così rilevanti sul piano pubblico e politico, come nel caso dell’incandidabilità per due consiliature, ritengo sia legittimo chiedere che le motivazioni possano essere comprese con chiarezza anche da chi non possiede competenze giuridiche specifiche.

Non è una richiesta di revisione, né una contestazione dell’autorevolezza delle istituzioni. Al contrario: la trasparenza rafforza la fiducia nelle istituzioni.

Credo che la politica debba mantenersi distante sia dal riflesso giustizialista sia dalla tentazione opposta di delegittimare il lavoro della magistratura. Il compito della politica è difendere i principi, non commentare i fascicoli.

Per questo ritengo che oggi serva una sola cosa: chiarezza. Perché una decisione compresa fino in fondo è una decisione che i cittadini possono riconoscere come pienamente legittima.

Caserta ha bisogno di tornare a discutere di futuro, amministrazione e progetti, senza rinunciare al diritto di capire ciò che accade nelle sue vicende pubbliche.»lo afferma l’attuale aspirante Candidato Sindaco Guerriero

 
   
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