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MUORE DOPO L’AGGRESSIONE. E LA CITTÀ SI SCOPRE ANCORA PIÙ FRAGILE

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È morto Guido, l’ex cameriere diventato clochard, conosciuto da molti in città, non ce l’ha fatta dopo la violenta aggressione subita in piazza Sant’Anna.

Una piazza. In pieno giorno. Gente intorno. Residenti, commercianti, passanti.

Poi la violenza, Guido a terra, i soccorsi, il 118 e la corsa disperata in ospedale.

E adesso resta una morte.

L’uomo arrestato per l’aggressione, di origini ucraine, è accusato di omicidio volontario. Saranno naturalmente la magistratura e gli accertamenti investigativi a stabilire responsabilità e dinamica dei fatti.

Ma c’è un’altra questione che non può essere archiviata con un semplice comunicato di cronaca.

PERCHÉ A CASERTA LA SICUREZZA È DIVENTATA UN OPTIONAL?

Perché una persona può essere aggredita in una piazza del centro e finire per morire?

Perché chi vive, lavora e attraversa certe zone della città deve sempre più spesso convivere con risse, violenza, degrado e paura?

E soprattutto: dobbiamo aspettare il morto per accorgerci che qualcosa non funziona?

Guido era uno degli invisibili.

Non aveva potere, non aveva padrini, non aveva salotti nei quali farsi ascoltare.

Aveva avuto un lavoro. Poi la strada. Poi l’aiuto di chi, nel silenzio, aveva cercato di sostenerlo.

La sua morte dovrebbe far vergognare una città intera.

Non perché Caserta sia diversa dalle altre città.

Ma perché una città che vuole definirsi civile non può abituarsi alla violenza.

«La sicurezza non è un lusso e non è uno slogan elettorale. È un diritto.»

È il messaggio che Ciro Guerriero, candidato sindaco, rilancia davanti a una vicenda che scuote ancora una volta Caserta.

«Non possiamo continuare a raccontare la città attraverso comunicati dopo che accade una tragedia. La sicurezza deve essere una priorità quotidiana: controllo del territorio, illuminazione, presidio delle zone più problematiche, collaborazione tra Comune, forze dell’ordine e servizi sociali. E attenzione alle persone fragili, che troppo spesso diventano invisibili fino a quando non finiscono sulle pagine della cronaca.»

E poi la stoccata:

«Non servono passerelle. Servono presenza, regole e responsabilità. Chi vive onestamente a Caserta deve poter uscire di casa senza avere paura.»

Guido oggi non può più parlare.

Ma forse la sua morte dovrebbe parlare per lui.

SICUREZZA È LIBERTÀ.

E se una città si ricorda della sicurezza soltanto dopo una tragedia, allora il problema non è soltanto chi ha commesso la violenza.

Il problema è una città che rischia di abituarsi alla paura.

 
   
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