Resta a piede libero l’ex sindaco di Afragola e oggi leader ombra della LEGA in Campania

Non è una sentenza di assoluzione, oggi non è più un condannato in secondo grado ma un condannato in primo grado a 6 anni e mezzo per il reato di bancarotta fraudolenta.

Per l’ex sindaco di Afragola, Enzo Nespoli, ex parlamentare di An e del Pdl, oggi leader ombra,(fino ad un certo punto), della Lega in Campania,  la Corte di Cassazione ha accolto, almeno parzialmente, il ricorso presentato dai suoi avvocati.

Ricordiamo che Enzo Nespoli  è un sopravvissuto della Prima Repubblica.

Condannato per bancarotta fraudolenta, sotto processo per riciclaggio, l’ex parlamentare di lungo corso, poi sindaco di Afragola, oggi ufficialmente è un pensionato ma in realtà è uno dei “padri nobili” della Lega che si è trasferita al sud e annovera tra i suoi esponenti ufficiali più importanti, l’attuale sottosegretario, nonchè parlamentare Pina Castiello, in pratica, una sua protesi “ottica”, oltre ad avere il nipote attualmente assessore, il leghista Camillo Giacco che si è ritrovato con schizzi di fango per colpa sua. Anche se è improprio chiamarli schizzi di fango, visto che parliamo della contestazione del reato di favoreggiamento per un giro di assegni del valore di 72.000 euro, per aiutare lo zio in difficoltà. 

Oltre al reato di riciclaggio che gli viene contestato, Vincenzo Nespoli è già stato condannato per bancarotta fraudolenta. Ritenuto dai pm Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodocook il gestore occulto dell’Istituto di vigilanza  “La Gazzella”, a Nespoli gli è stata inflitta la pena di sei anni di reclusione per il fallimento dell’Istituto di vigilanza.

Il capo d’imputazione riassume l’accusa: «Dominus occulto della Gazzella e della politica di assunzioni presso la stessa, si faceva prima promettere e poi consegnare da più persone la somma di 30.000 euro per ciascuno e la promessa del voto elettorale per le elezioni. In corrispettivo della promessa di assunzione quale guardia giurata presso la società di vigilanza La Gazzella».

Nespoli ha anche stornato fondi e capitali dalla Gazzella per investirli in attività immobiliari attraverso la società «Sean Immobiliare». Mentre Giacco ha cercato di aiutare lo zio invitando un altro imputato a dichiarare il falso su certi assegni per un valore di 72.000.

Adesso, ditemi secondo voi, è normale che nel partito di «è finita la pacchia» con a capo Matteo Salvini, vi sia come esponente di punta e di «valore», il nipote di Vincenzo Nespoli? 

Perché, a nostro parere, anche se fosse assolto nel processo per favoreggiamento oppure dovesse risultare prescritto il reato, non ci sarebbe dovuta essere neanche la possibilità di una valutazione di “opportunità” di accedere al partito del ministro dell’Interno.

Però, cari lettori, non ci dobbiamo neanche meravigliare, perché fa parte ancora dalla Lega e non è stata espulso,  perché casi come questo di Camillo Giacco , nella Lega del Sud e degli improponibili, vi sono tanti. 

Da informazioni apprese, sembra che il Cantalamessa e, conseguentemente, la Castiello,  già in piena campagna elettorale, nonostante avessero indicato ai loro amici, la necessità di profondere il massimo impegno a favore di Camillo Giacco , convinti che venisse candidato alle europee, ma il 2 maggio la quinta sezione della Corte di Cassazione si doveva pronunciare definitivamente sul ricorso presentato dai difensori di Nespoli.

Salta quindi la candidatura di Giacco . Il prescelto è Valentino Grant, , presidente della Banca di Credito Cooperativo di Casagiove nonchè consigliere di amministrazione in quota Lega della Cassa depositi e prestiti, anche perchè, non dimentichiamo che

La decisione presa dai giudici della quinta sezione penale del collegio 1 della Suprema Corte non è una sentenza di assoluzione, rispetto alla condanna di 6 anni e mezzo in Appello incassata da Nespoli.

Perché gli ermellini romani hanno annullato la sentenza di secondo grado, in quanto all’interno della stessa sono stati ravvisati  dei vizi, che poi andremo a capire quando saranno pubblicate le motivazioni. Ma hanno rimandato il procedimento ai giudici del secondo grado di Napoli, ovviamente assegnando lo stesso ad una sezione diversa da quella che ha condannato Enzo Nespoli.

In altre parole, l’ex sindaco di Afragola resta a piede libero e oggi non è più un condannato in secondo grado ma un condannato in primo grado a 6 anni e mezzo per il reato di bancarotta fraudolenta.

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