Solidariertà a Mario De Michele, uno dei cronisti isolati

I pochi giornalisti che fanno il loro mestiere remano contro un coacervo di poteri dal quale in Terra di Lavoro derivano legittimazione, visibilità e soldi.

CASERTA – In queste ore sta facendo il giro dei media la notizia del tentato omicidio (chiamiamo le cose con il proprio nome, altro che tentativo di intimidazione o minaccia) del giornalista Mario De Michele. Il direttore di Campania Notizie, al quale va la nostra  solidarietà.

Nonostante i tanti attestati di stima e di solidarietà – nella maggior parte dei casi, semplice e patetico esercizio retorico -, siamo sicuri, ma vorremmo tanto sbagliarci, che De Michele – come tanti altri bravi colleghi -, pur con scorte o vigilanza ordinate dalle autorità preposte, continuerà a essere isolato nelle sue battaglie. Le ragioni di tanto pessimismo sono note a tutti, anche se molti fanno finta di ignorarle.
I pochi giornalisti che fanno il loro mestiere remano contro un coacervo di poteri dal quale in Terra di Lavoro derivano legittimazione, visibilità e soldi.

Tutta linfa di cui si nutrono i politici per il loro consenso, gli imprenditori che hanno bisogno delle casse pubbliche, e perfino quel mondo cooperativo e delle associazioni che con la crisi economica da tempo fa i conti con le “vacche magre”. Proprio per questo, cronisti come De Michele continueranno a essere isolati professionalmente e civicamente, nonostante la solidarietà di facciata perfino sulle tv nazionali.
Giornalisti come  De Michele, come Palmesano, Minieri e altri, appartengono alla categoria poco edificante di cronisti scomodi che ricevono la finta solidarietà di quella parte dell’opinione pubblica che fa consenso e che muove i fili del potere. Un coacervo incancrenito che per sopravvivere deve isolare chi fa il proprio lavoro seriamente, portandolo quasi per inedia professionale ad abbandonare il proprio ruolo. Nemmeno le organizzazioni di categoria possono, riescono e vogliono bloccare questa deriva che isola i cronisti più coraggiosi e trasforma buona parte della stampa italiana in un manipolo di postulanti che guarda con terrore alla fine del mese