Beccato un’altro “furbetto” del reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, continuano i controlli, tante le segnalazioni di 'doppi stipendi'.

Per lo Stato risultava disoccupato in cerca di lavoro e aveva il reddito di cittadinanza ma in realtà portava avanti un’altra occupazione, del tutto illecita: i carabinieri lo hanno scoperto mentre trasportava droga insieme a un uomo in auto.

L’ennesimo caso di truffa con il reddito di cittadinanza percepito illecitamente.

 Il furbetto, F.M., 53 anni, è stato sorpreso dai militari mentre gettava via 200 grammi di hashish, destinati alla piazza di spaccio locale e per questo è stato arrestato. Il conducente dell’auto, R.M., 52 anni, invece è stato denunciato. Il 53enne arrestato era stato sorpreso già un mese fa con mezzo grammo di hashish ed era stato denunciato per detenzione ai fini di spaccio.

Disoccupato con il reddito di cittadinanza ma beccato a spacciare

Durante un controllo  i carabinieri hanno fermato l’auto, una Fiat Punto. I due uomini a bordo hanno iniziato a mostrare un nervosismo ingiustificato e hanno cercato goffamente di disfarsi di alcuni involucri, provando a discolparsi, insospettendo i militari. A quel punto è scattata anche la perquisizione domiciliare e a casa di F.M. sono stati trovati un bilancino di precisione e 600 euro in contanti, frutto probabilmente dell’attività di spaccio. Dai controlli è emerso poi che F.M. percepiva il reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza, continuano i controlli

Da tempo ormai sono in atto controlli a tappeto per stanare chi si approfitta del nuovo sussidio. Da Nord a Sud, i furbetti sono veramente scatenati, tra doppi stipendi totalmente illegali, lavoro nero e attività abusive. Un ultimo caso, in ordine di tempo, quello di un pizzaiolo, che aveva un’attività completamente sconosciuta al fisco e percepiva illegalmente il reddito di cittadinanza (circa 2.670 euro): denunciato per truffa ai danni dello Stato, rischia una pena dai due ai sette anni di reclusione.

Il reddito di cittadinanza è stato concepito male, è nato malissimo, e la crisi di governo ora potrebbe bloccarlo definitivamente. E l’assessore regionale al lavoro e formazione, Melania Rizzoli, ammette sconsolata: «Non sappiamo cosa fare».

Beccato un'altro "furbetto" del reddito di cittadinanza

Dal pasticcio alla farsa si potrebbe dire, se non ci fossero di mezzo decine di migliaia di persone fra i beneficiari (37.455 domande accolte a Milano su 77.309) e centinaia come «navigator». Per il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sarebbe il voto anticipato a pregiudicare tutto. In realtà, è la crisi che fa saltare alcuni passaggi cruciali, ma in un quadro che era già pieno di incognite. Per esempio, entro settembre i Comuni dovevano predisporre le procedure amministrative per istituire i progetti utili alla collettività che i beneficiari del reddito di cittadinanza devono svolgere). Il Capo dei grillini oggi avverte che un governo nato da eventuali elezioni anticipate «non avrà tempo per la legge di bilancio, o per confermare il reddito di cittadinanza». «Andremo in esercizio provvisorio» prevede. Ma prima ancora del possibile voto anticipato, è stato il fallimento del governo a compromettere l’attuazione della misura, e prima ancora della crisi il reddito era già un ginepraio di ritardi, incognite e buchi. Dall’incertezza, insomma, si è passati al caos.

Gli esponenti dei 5 Stelle avevano spiegato ai quattro venti che il reddito avrebbe avuto senso solo con una riforma dei centri per l’impiego. Una riforma organica non si è vista, in realtà, si sono visti solo i «navigator», ma il loro lavoro doveva partire nel corso di questo mese, e se in Piemonte si parla di una misura in tilt, anche il Pirellone non sa che pesci prendere. E Rizzoli, più interdetta che polemica, spiega: «L’assessore al lavoro della più importante Regione italiana non ha avuto informazioni, non sa chi sono, quando, come e da chi saranno formati. Non sappiamo niente».

Praticamente l’unica certezza è che sono partiti i pagamenti del sussidio, ad aprile, giusto in tempo per le elezioni europee. «Aspettiamo di vedere che succede con il governo e quali sono gli sviluppi – riflette Rizzoli – noi, dal punto di vista nostro, dobbiamo capire quale sarà il destino della misura e anche dei cosiddetti navigator, persone disoccupate assunte con un contratto a tempo determinato, quindi precari, per cercare lavoro ad altri disoccupati». Si coglie nell’assessore, più che altro la preoccupazione e lo sconcerto per una incredibile confusione che si è determinata in un provvedimento che doveva essere il fiore all’occhiello del governo. E Rizzoli guarda a questa confusione da un Palazzo Lombardia che invece rivendica con orgoglio un sistema di formazione professionale che funziona e bene. «In Lombardia, la ricerca del lavoro è più facile che altrove. La competizione pubblico-privato dà risultati eccellenti. La gente chiede di poter lavorare e noi su questo ci stiamo impegnando, e dico grazie anche al presidente Fontana. E la Lombardia forma ragazzi anche in base alle esigenze del territorio e delle aziende».

Altra filosofia, quella del reddito. «Questa riforma – spiega – è nana di corsa, noi assessori al lavoro l’abbiamo seguita passo-passo col ministro, lamentando delle criticità che adesso vengono al pettine. È una misura che è stata introdotta per le Europee, fatta passare come la più grande riforma in tema di mercato del lavoro- aggiunge – ma per ora è stata solo la più grande assunzione di precari mai fatta dallo Stato». I navigator sono stati scelti tramite concorso, e avrebbero dovuto essere distribuiti fra le Regioni (non la Campania che li ha rifiutati). «Intanto – spiega l’assessore – già ci sono i ricorsi di coloro che nei centri di impiego lavoravano da precari ed erano in attesa di assunzione. Sono stati esclusi e sono rimasti in un limbo». Ma è anche e soprattutto l’incertezza su questi navigator il problema: «Non abbiamo un elenco, non sappiamo chi sono e come sono formati. Avrebbero dovuto essere sottoposti a formazione, 200 ore nei primi 4 mesi, ma non sappiamo niente. Secondo le direttive dovevano partire ad agosto, ma siamo ad agosto e dei navigator non si parla più, è un mistero. Noi siamo qui, operativi».

Le prospettive sono incerte, ma oggi il reddito esiste, per quanto bloccato: «Il reddito di cittadinanza – commenta l’assessore – è previsto da una legge dello Stato, per cui dovrebbe essere cancellato, nel caso. Intanto non ha ancora iniziato il suo percorso. Se ne parlerà dopo il 25 agosto, forse. Inoltre il sistema di controlli non è stato ancora stabilizzato, 1.500 assegni sono stati revocati e si è verificato che la metà dei richiedenti non ha mai chiesto o cercato lavoro negli ultimi 5 anni, insomma sta emergendo una fetta che ha lavorato in nero».

Ad oggi quasi 33mila romani hanno chiesto e ottenuto finora il reddito e la pensione di cittadinanza. Per la precisione sono state 32.905 le domande autorizzate dall’Inps fino a luglio contro le circa 7mila respinte su 54.885 presentate nella Capitale. E che riguardano in totale 110mila persone, considerando per intero i familiari a carico. Tutti numeri che fanno della Città eterna la seconda in Italia, dopo Napoli (con 36.399 pratiche), per numero di sussidi erogati. Un dato che in fondo non deve sorprendere, in un comprensorio con le grandi aziende in fuga e lo stop ai cantieri, la disoccupazione vicina al 10 per cento, oltre 21mila persone che nel 2018 hanno bussato alla porta della Caritas e, soprattutto, il 40 per cento dei residenti che dichiarano meno di 15mila euro all’anno. Con il risultato che il sussidio medio del reddito in città è di 509,03 euro contro i 526 euro pagati a livello nazionale; la pensione di cittadinanza è di 219,34 euro a fronte dei 207 elargiti in tutto il Paese. La media comprensiva dei due provvedimenti è di 466,79 euro, quasi identica a quella nella Calabria, l’area più povera in Italia, con i suoi 467 euro.

Beccato un'altro "furbetto" del reddito di cittadinanza

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