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Dobbiamo riuscire a trovare il giusto equilibrio tra necessità e libertà.

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Siamo sempre oberati tutto il tempo. TUTTO IL TEMPO. Devono andare bene i test scolastici, bisogna superare l’anno, si deve frequentare una buona scuola, si devono seguire dei corsi
prestigiosi, bisogna ottenere un buon lavoro, avere un buon curriculum e bisogna guadagnare più rispetto tra le proprie conoscenze.
Personalmente non ho mai capito tutta questa pressione per ottenere un buon lavoro a soli 20 anni. Ci viene insegnato che il successo nella vita è avere una posizione ai vertici di una società molto conosciuta ed avere diversi dipendenti sotto il proprio comando. Cresciamo credendo fedelmente in questo. Quindi, perché anche chi raggiunge questi obiettivi diventa una persona depressa, materialista e competitiva? Quello che conta è fare molti soldi, giusto? No! Non siamo nati in questo mondo meraviglioso, pieno di luoghi fantastici, persone singolari e di cibi gustosi, per vivere in un ufficio tutti i giorni dalle 9 alle 18.
Io, per esempio, mi considero una persona molto fortunata. Non ho mai lavorato per multinazionali e non ho mai avuto uno stipendio che potesse fare invidia a qualcuno. Ritengo di essere unapersona con maggior successo rispetto ad amici in giacca e cravatta che guadagnano cinque volte il mio stipendio.
Ho saltato con il paracadute, ho insegnato la lingua inglese ai monaci delle zone rurali dell’India, ho visitato paesi di cui la maggior parte delle persone non conosce l’esistenza, ho fatto volontariato, ho viaggiato zaino in spalla senza alcuna direzione, ho vissuto in tanti posti, sono stato derubato e sono rimasto senza soldi in un altro continente senza nessun aiuto. Queste cose non contano come esperienza? Questo non dovrebbe essere chiesto durante un colloquio di lavoro?
Noi stessi siamo il nostro curriculum. Non siamo la multinazionale in cui lavoriamo. Non siamo lo stipendio che guadagniamo. Noi siamo ciò che viviamo. Siamo le persone che conosciamo, i libri che leggiamo, i luoghi che visitiamo. Noi siamo le esperienze che facciamo. Gente, andiamo a lavorare per accumulare soldi che ci permettano di viaggiare. Facciamo volontariato. Scriviamo un libro anche se non verrà mai pubblicato, combattiamo per le cause in cui crediamo anche se il mondo intero penserà che siamo pazzi (nonostante siamo dei professionisti). Piantiamo un albero, facciamo qualsiasi cosa…
Pazzi sono coloro che dai 20 anni e poco più rimangono bloccati nel traffico per andare a lavorare, coloro che vedono sempre le stesse persone di fronte allo stesso computer.
Tutta questa ricerca del successo professionale a cosa serve? Abbiamo davvero bisogno di tutti i soldi che guadagniamo?
Crediamo di essere delle grandi persone per aver studiato in questa o in quella università e per lavorare nell’azienda più rinomata?
A meno che non si debba aiutare finanziariamente in casa, non possiamo dire che il problema sia il denaro. Come ho già accennato, ho vissuto per un intero anno con lo zaino in spalla con i soldi messi da parte durante 13 mesi di tirocinio. Eppure, me ne sono avanzati. Non abbiamo bisogno di tutte le cose in eccesso.
Quando arriveremo a 60 anni, ricchi, nella nostra casa di 300 mq, potremo prendere il sole nel nostro giardino ed avremo la più bella automobile in circolazione, penseremo che siamo riusciti a raggiungere il nostro scopo nella vita.
Ma nonostante questo saremo infelici, depressi. Essere realizzati per me non significa avere tanto denaro. Essere realizzati significa avere delle storie da raccontare. Essere realizzati significa sedersi in un bar con quattro amici e bere una buona birra ghiacciata, senza preoccuparsi del lavoro che rimane da fare ancora per oggi perché era troppo e non ho avuto abbastanza tempo.

Seguiamo ciò che ci fa battere forte il cuore. Siamo troppo giovani per preoccuparci di pensione e mutui. Le bare non hanno cassetti e ciò che guadagneremo in vita non potremo portarlo con noi dopo la morte. Ciò che si può portare da questa vita è la stessa vita che abbiamo vissuto.
Dobbiamo riuscire a trovare il giusto equilibrio tra necessità e libertà.

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