Guerriero: Le istituzioni non facciano finta di non sapere

Denunceremo chicchessia omette nei propri ruoli, non permetteremo ad una minoranza, violenta e disturbata, di appropriarsi del territorio, e di farla franca.

CASERTA – Con la riapertura del Paese dopo il lungo periodo di lockdown si torna purtroppo a parlare anche del fenomeno delle baby gang e della violenza in strada.

Saranno dieci, a volte anche quindici. Hanno dai 16 ai 18 anni. E stanno terrorizzando gran parte della città: è la nuova baby gang, composta anche da ragazzine, che si rende protagonista di atti di bullismo nei confronti di coetanei ma anche di persone adulte.

Soprattutto genitori di altri adolescenti che cercando di fermare questa situazione.

A raccontare episodi spiacevoli è una mamma, che preferisce rimanere anonima, ma che si è già rivolta ai carabinieri di Caserta per raccontare quello che sta succedendo.

Si uniscono in branco, prima per gioco poi per malsano diletto. Seguono il modello delle bande latine, mischiando rap (anche se ultimamente va per la maggiore il surrogato trap) con, molto prima di quanto si possa immaginare, alcool e droghe.

Le baby-gang non hanno codici di comportamento, se non uno, la pietra angolare: la violenza è divertimento e il divertimento merita di essere ripreso e pubblicato su tutti i social.

Già, violenza e non bullismo. Perché l’efferatezza con cui un branco di 10 ragazzini, di un’età compresa dai 13 ai 18 anni, ha colpito e mandato all’ospedale un ragazzo che oltre al trauma cranico, ha perso un dente, deve essere considerata come una deviata evoluzione di quei disturbi di comportamento che spingono alla spacconeria e alla sopraffazione sui più deboli.

“Troviamo la violenza in quelli che possono essere considerati agli occhi di genitori e insegnanti adolescenti in un certo senso “normali”. Negli ultimi anni, infatti, la devianza minorile ha subito profonde trasformazioni. Apparentemente a questi ragazzi, non manca niente e possono veder soddisfatta ogni loro richiesta, ma manifestano una marcata onnipotenza, non si accontentano e devono cercare nella messa in atto di queste condotte un altro modo di manifestare il proprio potere e nascondere a se stessi il vuoto interiore e il bisogno di riconoscimento”.

Nuovi affiliati muniti non di armi ma di smartphone: senza remora e con la totale distorsione di quella traccia innocua lasciata dagli intoccabili di “Ci hai rotto papà”.

Nessun gioco, nessuna burla; sangue e pugni hanno preso il posto di partitelle sotto casa e ginocchia sbucciate, lo smartphone quello degli abbracci dei compagni e delle strigliate delle madri.