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LAUREE FACILI, MASTER SOSPETTI E 40 INDAGATI: LA TEMPESTA GIUDIZIARIA CHE SCUOTE LE UNIVERSITÀ TELEMATICHE

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NAPOLI – Per anni sono state presentate come il simbolo della formazione moderna, flessibile e accessibile. Ora una vasta inchiesta della magistratura rischia di aprire una crepa profonda nel mondo delle università telematiche.

Nel mirino degli investigatori è finita la precedente gestione dell’Università Pegaso, con un’indagine che coinvolge 40 persone e che ipotizza un sistema finalizzato a favorire il rilascio di lauree, master e percorsi formativi attraverso procedure che gli inquirenti ritengono non conformi alla normativa vigente.

Tra gli indagati figurano nomi di primo piano come Danilo Iervolino, imprenditore ed ex proprietario dell’ateneo, e Andrea Buonomo, già direttore commerciale del gruppo Multiversity.

La Guardia di Finanza ha già eseguito perquisizioni e sequestri su disposizione delle Procure competenti.

L’IPOTESI DELL’ACCUSA

Secondo la ricostruzione investigativa, tutta ancora da verificare nelle successive fasi processuali, alcuni studenti avrebbero ottenuto titoli accademici senza possedere i requisiti richiesti dalla legge.

L’obiettivo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di aumentare il numero delle iscrizioni e ampliare il bacino degli studenti.

Un’accusa pesante che, se confermata, rischierebbe di colpire uno dei punti più delicati dell’intero sistema: la credibilità del valore legale dei titoli rilasciati.

COINVOLTA ANCHE MULTIVERSITY

Nel fascicolo compare anche Multiversity, chiamata a rispondere sul piano amministrativo per presunte carenze nei sistemi di vigilanza e controllo interni.

L’attuale management, però, prende nettamente le distanze dai fatti contestati.

La società sostiene che eventuali irregolarità riguardino esclusivamente gestioni precedenti e situazioni limitate nel tempo, evidenziando di aver collaborato con gli inquirenti e di aver segnalato autonomamente possibili anomalie emerse nel corso delle verifiche interne.

ASCOLTATA ANCHE LA MINISTRA BERNINI

Tra gli sviluppi più significativi dell’inchiesta figura anche l’audizione della ministra dell’Università Anna Maria Bernini, ascoltata come persona informata sui fatti.

Sul contenuto delle dichiarazioni rese agli investigatori, al momento, vige il massimo riserbo.

PRESUNZIONE DI INNOCENZA

Va ricordato che tutte le persone coinvolte nell’indagine sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Tuttavia, al di là delle responsabilità individuali che saranno accertate o escluse dalla magistratura, l’inchiesta riapre un dibattito che da anni accompagna il mondo delle università telematiche: quello sul delicato equilibrio tra accessibilità dell’istruzione, qualità della formazione e rigore dei controlli.

Perché se l’università del futuro passa anche attraverso il digitale, la credibilità dei titoli non può permettersi zone d’ombra. E adesso sarà la magistratura a verificare se quelle ombre siano soltanto sospetti oppure qualcosa di molto più serio.

 
   
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