CASERTA – Alla fine il concerto di Gigi D’Alessio è andato in scena. Migliaia di persone, organizzazione privata promossa a pieni voti, pubblico soddisfatto e spettacolo riuscito. Peccato che fuori dall’area dell’evento sia andato in scena il solito film casertano: traffico, sosta selvaggia e parcheggi trasformati in miniere d’oro.
A raccogliere il pallone vagante è il portavoce cittadino Dott.Vincenzo Porfidia di Caserta Kestè , nonchè parte integrante del comitato costituente 989 di Futuro Nazionale, che individua nei presunti lasciti di otto anni di amministrazione di centrosinistra la causa dei disagi emersi durante la prima grande serata estiva.
Secondo Porfidia, le polemiche esplose attorno ai parcheggi da 40 euro non rappresentano un incidente isolato ma la fotografia di una città arrivata impreparata all’appuntamento con i grandi eventi.
«Eravamo stati facili cassandre», rivendica il coordinatore azzurro, ricordando come da tempo venisse segnalata la carenza di infrastrutture dedicate alla sosta.
E in effetti il paradosso casertano continua a essere difficile da ignorare: si organizzano manifestazioni capaci di richiamare decine di migliaia di persone, ma si continua a fare i conti con parcheggi chiusi, aree di sosta insufficienti e una mobilità che si regge spesso sull’improvvisazione.
Porfidia punta il dito contro quella che definisce una lunga stagione di “non amministrazione”, accusando il centrosinistra di aver lasciato una città priva di servizi essenziali proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di mostrarsi all’altezza dei numeri che ambisce ad attrarre.
Il risultato? Turisti e spettatori che arrivano per assistere a un concerto e finiscono per scoprire uno dei segreti peggio custoditi del capoluogo: trovare un parcheggio a Caserta può diventare un’impresa degna di un reality estremo.
Non manca poi il riferimento alla sosta selvaggia registrata lungo viale Ellittico, dove il rischio di ingorghi e criticità per la sicurezza è stato contenuto soltanto grazie al lavoro delle forze impegnate nella gestione della viabilità.
Sul tavolo torna così la grande promessa che ciclicamente riemerge nel dibattito cittadino: la trasformazione del centro in una sorta di “Rambla casertana”. Un’espressione che negli anni è diventata quasi un genere letterario autonomo della politica locale.
Il problema è che tra la Rambla immaginata nei convegni e la realtà delle auto parcheggiate ovunque continua a esserci una distanza notevole.
Perché prima dei boulevard mediterranei, delle passeggiate eleganti e delle cartoline urbane, c’è una domanda molto più prosaica che continua a tormentare cittadini e visitatori:
dove si parcheggia?
E finché quella risposta resterà affidata alla fortuna, ai parcheggiatori improvvisati o ai tariffari da capogiro, il rischio è che Caserta continui a inseguire i grandi eventi senza aver ancora risolto i piccoli problemi.














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