Segnatevelo sul calendario: autunno 2026. È la data indicata per la conclusione della riqualificazione della stazione ferroviaria di Caserta. Ma i casertani farebbero bene a non preparare gli applausi. Piuttosto, preparino la lente d’ingrandimento.
Perché da queste parti gli annunci hanno una strana capacità: invecchiano molto più in fretta dei cantieri.
Negli ultimi anni Caserta è stata bombardata da rendering scintillanti, cronoprogrammi impeccabili, conferenze stampa con sorrisi d’ordinanza e promesse confezionate come fossero già opere concluse. Poi arrivano i rinvii, le varianti, gli imprevisti, i “mancano solo pochi mesi”. E quei pochi mesi diventano stagioni. Poi anni.
La stazione non è un dettaglio urbanistico. È il biglietto da visita della città. È la prima immagine che vede chi arriva per visitare la Reggia. Migliaia di pendolari la attraversano ogni giorno. Eppure, troppo spesso, quel biglietto da visita ha raccontato una Caserta che nessuno vorrebbe mostrare: degrado, ascensori guasti, sottopassi trascurati, manutenzione intermittente e decoro lasciato al caso.
Adesso arrivano ascensori nuovi, pensiline rifatte, sottopassaggi riqualificati e maggiore accessibilità. Ottimo. Ma attenzione a non spacciare l’ordinario per straordinario. Perché una stazione funzionante, pulita e sicura non è un regalo alla cittadinanza. È il minimo sindacale per una città capoluogo del 2026.
Il candidato sindaco Guerriero ha dichiarato: “Il vero film, però, inizierà il giorno dopo il taglio del nastro. Perché inaugurare è lo sport preferito della politica. Mantenere, molto meno. Chi controllerà che gli ascensori funzionino anche sei mesi dopo? Chi impedirà che graffiti, incuria e vandalismo si riprendano gli spazi appena restaurati? Chi garantirà sicurezza, pulizia e manutenzione costante? Oppure il copione sarà il solito: fotografie, buffet, dichiarazioni trionfali e poi… “ci penseremo”.’
Guerriero un freccia rossa in corsa diretto a destinazione:‘Faccia attenzione la vecchia politica locale? Guai a mettersi in fila per appuntarsi medaglie che appartengono ai finanziamenti statali e ai programmi di Rete Ferroviaria Italiana. Il compito di amministratori e aspiranti amministratori è un altro: vigilare, pretendere il rispetto dei tempi, pretendere servizi, pretendere che attorno alla stazione nasca finalmente un sistema urbano degno di una città capoluogo.
Perché una stazione moderna circondata dal caos resta una cartolina con la cornice rotta.
E anche i cittadini farebbero bene a non cadere nella trappola dell’effetto inaugurazione. Il nastro si taglia in cinque minuti. Il degrado, se nessuno lo combatte, torna in cinque settimane.
L’autunno del 2026 sarà il banco di prova. Se la stazione sarà davvero pronta, efficiente e mantenuta nel tempo, Caserta avrà finalmente voltato pagina.
Se invece quella data finirà nel lungo elenco delle promesse slittate, allora il problema non sarà un cantiere in ritardo.
Sarà la conferma che, a Caserta, i cronoprogrammi viaggiano spesso più lentamente dei treni.















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