C’era una volta una bretella. Doveva nascere in 200 giorni, giusto il tempo di un cantiere veloce. Era il 2020, piena pandemia, quando si annunciava la rivoluzione della mobilità tra Caserta, San Leucio e le aree interne del Matesino.
Poi è successo il miracolo alla casertana: 200 giorni sono diventati 2.000, poi 2.160, e nel frattempo quella che doveva essere la strada del futuro si è trasformata in una discarica a cielo aperto.
Sacchi di spazzatura, vestiti buttati, materiale di risulta, blocchi di cemento, matasse di fibra ottica e transenne accatastate. Altro che infrastruttura strategica: una specie di deposito abusivo con vista sul sito Unesco.
A raccontarlo, tra rabbia e rassegnazione, è l’aspirante sindaco Guerriero:
«Le ditte stanno utilizzando la famigerata incompiuta come deposito e discarica. E tutto con il beneplacito di chi dovrebbe controllare e invece sembra non vedere, non sentire e non parlare».
E pensare che il 20 giugno 2020 l’allora sindaco Carlo Marino celebrava sui social il sopralluogo al cantiere della bretella che – parole sue – avrebbe reso “più vivibile e fruibile turisticamente Piazza della Seta”.
Profetico, sì. Ma al contrario.
Perché oggi la bretella è ferma, i lavori sono evaporati e i marciapiedi che dovevano essere rifatti sono diventati un percorso a ostacoli:
erba alta, panchine rotte, radici che sollevano l’asfalto, tombini otturati, pali metallici senza più funzione, buche ovunque e resti di vecchie strutture che spuntano dal terreno come reperti di archeologia urbana recente.
E non finisce qui.
A pochi passi dal Casino Vecchio, tra rifiuti e cantieri fantasma, restano situazioni al limite del paradosso:
muri crollati mai rimossi, alberi secchi che rischiano di cadere sui bambini vicino all’asilo, contatori del gas sollevati dalle radici e perfino canaline elettriche ad alto voltaggio che spuntano dall’asfalto.
Nel frattempo, la voragine di Piazza della Seta si prepara a festeggiare il suo quarto compleanno: tra miasmi, rifiuti, topi e insetti che hanno trovato casa proprio lì.
Altro che mobilità sostenibile: un ecosistema urbano alternativo.
«Avevamo pensato di usare la bretella incompiuta come spazio pubblico per passeggiare con i bambini – racconta ancora Carnevale –. In molte città chiudono le strade nel weekend per farle vivere ai cittadini. Noi abbiamo una strada chiusa da anni, ma non possiamo usarla perché è diventata una discarica».
E mentre San Leucio resta sito Unesco sulla carta e periferia dimenticata nella realtà, viene spontanea una domanda:
se oggi gli ispettori Unesco tornassero a fare un giro da queste parti,
nel loro rapporto parlerebbero di patrimonio dell’umanità… o di monumento all’incompiuta?















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