MARCIANISE – Altro che confronto politico: qui siamo al teatro della paura, con il centrodestra travestito da “civico” che, negli ultimi giorni di campagna elettorale, prova il colpo grosso sparando l’ennesima bomba social. E chi impugna il megafono? Sempre lui: Antonello Velardi, il candidato che ormai sembra aver trasformato Facebook nel bollettino ufficiale dell’allarmismo permanente.
La scena è questa: un post, toni apocalittici, parole pesanti come petroliere. Oleodotti, serbatoi, area ZES, rischio devastazione. Un racconto costruito per seminare panico tra i cittadini di Marcianise, con il solito schema: agitare il mostro, indicare un nemico politico e sperare che la paura faccia il resto nelle urne.
Peccato che, dietro la narrazione da fine del mondo, ci sia un dettaglio fastidioso: i documenti ufficiali raccontano tutt’altra storia. E fanno crollare il castello propagandistico come un gazebo sotto il temporale.
Perché mentre Velardi recita il copione del “complotto del centrosinistra regionale”, gli atti della conferenza dei servizi del 24 gennaio 2024 dicono che proprio la Regione Campania aveva espresso parere negativo e sfavorevole sull’operazione. Non un post social, non un reel indignato, ma verbali ufficiali. Carta. Timbri. Firme. Roba noiosa per chi vive di slogan.
E non basta. A riaprire la partita, successivamente, è stato il MASE, cioè il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: governo nazionale, centrodestra pieno. Tradotto? Quelli che siedono politicamente dalla stessa parte di chi oggi urla allo scandalo. Un cortocircuito politico degno di una commedia all’italiana.
Dal fronte opposto arriva la replica durissima del campo largo, che parla apertamente di “fake news elettorale” e di “terrorismo comunicativo”. Accuse pesanti, che dipingono Velardi come il classico politico che, fiutando aria di sconfitta, abbandona i contenuti e si rifugia nella propaganda tossica.
“È la mossa disperata di chi ha già perso il contatto con la città”, attaccano gli avversari. E in effetti la sensazione è quella di una campagna elettorale scivolata ormai nel terreno della fiction politica: ogni giorno un nemico nuovo, ogni giorno una catastrofe imminente, ogni giorno un post per provare a incendiare il dibattito.
Nel frattempo Marcianise resta lì, sospesa tra problemi veri e sceneggiate da campagna permanente. Con i cittadini costretti ancora una volta a fare da spettatori a una politica che invece di spiegare carte e competenze preferisce giocare con paure, rabbia e confusione.
E la domanda finale resta appesa come una nube sopra la città: possibile che nel 2026 qualcuno pensi ancora di conquistare consenso agitando fantasmi e oleodotti immaginari sui social? Oppure il vero problema è che, senza l’emergenza quotidiana inventata, certa politica non saprebbe più nemmeno come farsi ascoltare?














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