Morte di Apicella, riesame: scarcerato uno della banda e confermata accusa di omicidio per gli altri tre rom

È stato scarcerato uno dei quattro esponenti della banda arrestata per la morte di Pasquale Apicella. Il Riesame ha anche confermato l’accusa di omicidio volontario per tre dei quattro arrestati. Fabricio Hadzovic, 40 anni, Admir Hadzovic, 27 anni, e Igor Adzovic, 39 anni. Il quarto componente della banda, Renato Adzovic, 23 anni, secondo quanto ricostruito dagli investigatori non si trovava nell’auto che a Calata Capodichino  si scontrò con la vettura della Polizia a bordo della quale si trovava Apicella, morto sul colpo, ma stava fuggendo a piedi. In questi giorni i familiari  di Pasquale Apicella hanno scritto diversi post sui social per chiedere giustizia. “Io voglio che la Giustizia faccia il suo dovere. Spero che non possano mai più tornare a casa loro, Lino non è più tornato e non per sua scelta. Lino non ha potuto scegliere, mentre i delinquenti che lo hanno ammazzato invece sì, potevano scegliere. Potevano scegliere di non fare la rapina. Potevano scegliere di non scappare. Potevano scegliere di non speronare auto della Polizia. Potevano scegliere di non imboccare Calata Capodichino contromano a fari spenti a 160 km/h. Potevano scegliere di non impattare l’auto guidata da Lino che stava facendo solo il suo lavoro. Siccome potevano scegliere ed hanno scelto sempre male devono pagare e non tornare mai più a casa loro. Voglio che venga fatta giustizia per Pasquale, per sua moglie, per i suoi figli e per tutta la sua famiglia”, ha scritto il cognato.

Mentre Giuliana: “Ti guardo in foto e non posso credere di non poterti toccare più. In quella macchina sono morta anche io, insieme a mio marito”. Giuliana Ghidotti, moglie di Pasquale Apicella, poliziotto morto durante un inseguimento a Calata Capodichino nel tentativo di fermare una banda formata da tre bosniaci, che aveva appena rapinato un bancomat, nella notte tra il 26 e il 27 aprile ha visto crollare in un attimo il proprio mondo fatto di amore e di certezze. Lino, agente scelto del commissariato di Secondigliano, non c’è più e lei deve cercare di andare avanti anche per dare forza al figlioletto di sei anni. Lo strazio di dovergli raccontare che il suo papà non c’era più è stato pesantissimo per Giuliana e per i suoi cari: “Lo stringo forte forte e lo guardo piangere, con gli occhi all’ingiù, pieni di tristezza. In questa situazione in cui ci siamo ritrovati lo strazio grande è non poter ridare a quel bambino di sei anni la sua spensieratezza di bambino di sei anni”, scrive su Facebook.