“Truffa sui migranti”, inchiesta sullo Sprar di Caserta: 7 indagati

La struttura si occupa della gestione di 200 immigrati l'anno sistemati in circa venti appartamenti: le accuse sono di truffa aggravata e associazione per delinquere

Sette persone indagate per truffa aggravata e associazione per delinquere dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per la gestione dello Sprar di Caserta, che si occupa della gestione di duecento migranti l’anno sistemati in circa venti appartamenti e indirizzati in progetti di educazione linguistica e lavorativa. “Lo svolgimento dei controlli richiesti dall’autorita’ giudiziaria fa seguito a calunniose accuse rivolte nei confronti di alcuni operatori del progetto Sprar da un soggetto che era inserito nel progetto e ne e’ stato estromesso per essersi appropriato di beni. Per questo, e’ stato rinviato a giudizio”, sostiene il Comitato per il centro sociale di Caserta che ieri mattina ha subito la perquisizione dei carabinieri del comando provinciale di Caserta.Le attivita’ hanno riguardato l’ex Canapificio, quartier generale del Comitato, alcuni uffici del Comune di Caserta e gli appartamenti in cui sono alloggiati i migranti che beneficiano dei progetti Sprar. Gli alloggi si trovano per lo piu’ sul territorio di Caserta, un paio sono invece a San Nicola la Strada. “Tutta l’operazione – spiegano i gestori – si e’ svolta con la piena, totale e fattiva collaborazione degli operatori del progetto, i quali sono consapevoli della assoluta regolarita’ di tutte le attivita’ svolte e che neppure un centesimo dei fondi destinati al progetto e’ stato sprecato o male utilizzato”. Per questo, gli operatori fanno sapere di voler “collaborare con le autorita’” ma, al contempo, chiedono all’autorita’ giudiziaria di “chiarire ogni cosa” perche’ “chi ha pensato di approfittare a proprio vantaggio dell’aiuto che gli era stato offerto sia effettivamente chiamato a rendere conto delle sue azioni”.A Caserta erano 110 inizialmente gli stranieri inseriti nel progetto Sprar, ma la disponibilità data è di 200. Il bando del Ministero ha durata triennale ed è stato affidato nel 2017. Oltre al vitto e all’alloggio prevede una serie di attività che inseriscano il migrante in percorsi di istruzione, formazione e assistenza finanziate dall’Unione Europea e dal Ministero. Due milioni e mezzo di euro all’anno per tre anni, per un totale di 7 milioni e mezzo l’importo destinato al progetto. Denaro che viene impiegato per coprire i costi di formazione, dunque, affidati ad entità terze rispetto a quella cui è affidato il bando. Scuole di lingua, istituti di formazione professionale, sono solo alcuni dei destinatari finali dei fondi stanziati per l’accoglienza e l’integrazione. La Procura indaga proprio su questi passaggi di denaro, ritenendo che quanto dichiarato agli atti dal Comune e dal Comitato possa non corrispondere ai servizi effettivamente erogati a favore dei migranti.


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